SITI DEDICATI AL REVISIONISMO STORICO DELLA SHOAH

I siti che ospitano contributi al revisionismo dell'Olocausto sono di diverso tipo: molti sono i siti personali degli storici che se ne sono occupati (Zundel, Mattogno), altri sono siti di organizzazioni estremiste (Holywar.org), altri di istituti o associazioni; alcuni dichiaratamente faziosi e polemici, violenti; altri di una protesta più attenuata alla "storia ufficiale" in nome della libertà d'espressione; altri si propongono la visione più oggettiva possibile, dichiarandosi pronti ad eliminare dal sito qualsiasi contenuto che possa essere ritenuto falso.

I più approfonditi (tra gli altri, il sito di Zundel o quello dell'Holocaust Historiography project) riportano i "testi chiave" del filone revisionista. C'è per esempio il professore francese Paul Rassiner, particolarmente amato dai revisionisti in quanto "testimone chiave" (internato a Buchenwald) con il suo Le Mensonge d'Ulysse (1950) espressione di delirante antisemitismo che vede ovunque una congiura sionista mondiale. Tra i primi libri pubblicati, si ricordano spesso anche Il quadrato magico di una menzogna (1970), scritto da Emil Aretz e La menzogna di Auschwitz. Resoconto di un'esperienza personale, scritto da un ex soldato delle SS che aveva lavorato nell'azienda agricola del campo di concentramento di Auschwitz. Tra le prime pubblicazioni non europee, vi fu il testo di Richard Harwood, Did Six Million really Die?: per il fatto di essere stato scritto da un americano, vantava maggiore credibilità nella negazione dei crimini tedeschi.

I testi "revisionisti" fanno appello a materiale storiografico che nessuno discute più:Till Bastian, nel suo Auschwitz e la menzogna su Aushwitz, cita come esempi documenti della Croce Rossa, che dichiarò "300 mila vittime della persecuzione razziale e politica" (cifra poi smentita dieci anni dopo la fine del conflitto dalla Croce Rossa stessa); oppure documenti ancora segreti conservati negli USA (mentre è risaputo che quasi tutti i documenti si trovano oggi a Bonn e a Berlino). Ma le stesse opere di insabbiamento che già dall'estate 1944 le SS misero in opera contribuirono a rendere difficoltosa una stima esatta delle vittime.

Il metodo “revisionista” è fatto di nozionismi e arte retorica. Viene per lo più mostrata all’utente una serie di asserti più o meno importanti, concernenti l’evento Olocausto, dopodiché si procede ad una loro confutazione tramite controprove empiriche (come nel caso degli scatti aerei di air-photo.com), o fisiche, chimiche, biologiche (come si può leggere nel sito di Carlos Whitlock Porter), o storiche (magari legate a documenti militari). L’attenzione del “revisionista” tende a concentrarsi su microeventi, che si concludono in se stessi senza bisogno di quadri storici impegnativi, particolari di nicchia, numeri e cose. L’intento è portare il lettore (perché in questo ruolo è quasi sempre relegato il navigatore, un lettore con impossibilità di confronti diretti/indiretti) a un dubbio scettico sui fatti e i numeri della Shoah. Dimentichi delle persone e del tragico contesto del campo di concentramento, i revisionisti si concentrano in discussioni sulla quantità di carbone necessaria a cremare migliaia di ebrei, sulla quantità di gas, sugli spazi necessari per le fosse comuni, sulla possibilità/impossibilità di nasconderle allo spionaggio aereo.

La parvenza storico-scientifica è la conditio sine qua non di un buon sito. L’informazione dev’essere chiara, immediata, convincente. Concentrare il lavoro nella confutazione di alcune asserzioni è la garanzia di soddisfare queste premesse. Dimostrata la fallacità degli asserti (magari sui particolari di nicchia cui accennavamo prima) si aprono le porte ai “legittimi sospetti” sulle verità consolidate: sei milioni di vittime? progetti del genocidio? camere a gas?

Dopo la modifica del codice penale introdotta nel 1985, con cui si stabilì la punibilità della "menzogna di Auschwitz", il numero di tali pubblicazioni diminuì, ma non si estinse: come sostiene Wolfgang Benz, "Nessuna affermazione è apparentemente tanto insensata da non potersi ripresentare continuamente. Ciò vale per la negazione dell'esistenza dei campi di concentramento non meno che per certi artifici statistici e certi arrischiati esempi di calcolo a proposito delle cifre delle vittime ebree. Quella che viene più ostinatamente combattuta è la presunta "menzogna dei sei milioni". Tra i metodi usati, spiccano certe considerazioni di ordine statistico, dalle quali dovrebbe emergere che un numero pari a quello delle vittime nemmeno esisteva (…) Oppure emergono argomentazioni pseudorazionali miranti a dimostrare che per ragioni fisiche o chimiche o di ordine scientifico-naturale o tecnico non era possibile compiere un genocidio così mastodontico" (W. Benz, in Dimensione del genocidio).

Tra i testi cui fa riferimento Benz, il più famoso è forse il rapporto Leuchter, redatto dall' "ingegnere" (che si rivelò poi laureato in filosofia) statunitense Fred Leuchter , che nel febbraio 1988 volò in Polonia ad ispezionare le aree dei campi di Auschwitz e Majdaken, in un'indagine durata poco più di una settimana. Da questa, trasse una perizia di 132 pagine ancora oggi famosa come Rapporto Leuchter, nei cui retroscena si nascondono Ernst Zundel (canadese di orinie tedesca, condannato nel 1985 a 15 mesi di carcere per aver diffuso scritti in cui si negava il genocidio nazista) e Robert Faurisson, professore dell'università di Lione già famoso per le sue tesi revisioniste: il primo fornì il capitale per il viaggio e la ricerca, il secondo una "bibliografia" preparatoria per Leuchter. Zundel fu per questo nuovamente condannato dalla corte Canadese a nove mesi di prigione; Leuchter pubblicò la propria perizia nel 1989, con un'introduzione di David Irving, storico britannico altrettanto discutibile (autore di numerosi saggi sulla seconda guerra mondiale, fece scalpore nel 1975 con la sua biografia su Hitler, nella quale smentiva che il Fuhrer fosse a conoscenza dello sterminio sistematico degli ebrei. Si fece poi instancabile sostenitore del Rapporto Leuchter, cosa che gli costò una condanna nel 1992 a 10 mila marchi di pena pecuniaria inflittagli dal tribunale di Monaco). La perizia Leuchter (che si dilungava in un assurdo confronto tra le apparecchiature dello sterminio nazista e le camere a gas esistenti negli Stati Uniti) fu smentita immediatamente, in particolare dallo storico Georges Wellers. 

Daniela Scavino e Davide Coero Borga