L’UTILIZZO
DELLA MUSICA CLASSICA
Arrivato
a questo punto della sua carriera registica, Kubrick arriva a delegare alla
musica un’importanza strutturale e linguistica altissima, tanto da sentire
di non poter delegare la scelta dei brani da inserire nelle sue soundtrack
ad altri. Questo è valido, come noto, da 2001 in poi, ma è già
praticamente in atto da Dr. Stranamore.
In
effetti però è già a partire da Orizzonti di gloria che Kubrick
sembra aver bisogno più di una figura d'arrangiatore che di un vero e proprio
compositore, una sorta di artigiano in grado di praticare gli adattamenti
senza riserve, un esecutore pronto ad annullarsi nei propri lavori. In
questa fase, il rapporto fra Kubrick e i musicisti arriva ad essere alquanto
travagliato, tanto che furono ben quattro le collaborazioni tentate e
puntualmente non portate a termine. Per 2001 voleva inizialmente Bernard
Hermann, da poco emigrato in Inghilterra dopo il litigio con Hitchcock
e la rottura con Hollywood, ma il compositore rifiutò decisamente; allora ci
furono dei contatti con Carl Orff (l’autore dei Carmina Burana)
e poi con Alex North, che per lui aveva già musicato Spartacus.
North scrisse effettivamente tutta la partitura,
che però all’ultimo fu scartata a vantaggio dell’assemblaggio di alcuni
brani di Strauss, Ligeti e Katchaturjan.
Per
Arancia Meccanica aveva pensato ad Ennio
Morricone, essendo rimasto positivamente colpito dalle sue musiche per
i film di Sergio Leone, ma anche questa volta tutto si concluse nel
nulla; per Barry Lyndon Kubrick scrisse a Nino
Rota, richiedendogli una partitura che doveva basarsi sulla
rielaborazione di alcuni temi verdiani, ma egli rifiutò.
Infine
per Shining sembrava andata in porto la collaborazione con John
Williams, il numero uno dei musicisti hollywoodiani, ma, all’ultimo
momento, per i dissapori creatisi fra i due, venne dato l’ennesimo forfait.
Gli
elementi caratteristici che emergono in Kubrick nel rapportarsi al problema
del sonoro sono essenzialmente tre: come già detto, il bisogno di un
controllo totale del materiale sonoro da inserire nei suoi film, la
decontestualizzazione (si pensi alla richiesta delle musiche di Verdi
per Barry Lyndon e successivamente ai brani scelti soprattutto per Shining)
a cui sottoporrà le composizioni, rovesciandone il significato tramite il
connubio con le immagini e infine la capacità di concepire intere sequenze
(se non l’intero film!) sulla base delle proprie scelte musicali. Quest’ultimo
particolare, che nobilita la funzione di puro commento a cui più volte viene
relegata la musica nei film, nasce già, se pur in forma embrionale, nei primi
film (si pensi alla Marsigliese di Orizzonti di gloria),
passando per 2001 e arrivando a piena maturazione in Shi
Per
concludere e ampliare la visione kubrikiana della musica nei film, rimane da
dire che l’uso di composizione classiche non è sicuramente una scelta
nobilitante o di praticità, ma può essere, seppur in parte, meglio chiarita
dalla seguente dichiarazione: “Per quanto bravi possano essere i nostri
migliori compositori, non sono certo un Beethoven, un Mozart o un Brahms.
Perché usare della musica che è meno valida quando c’è una tale quantità
di grandi musiche per orchestra, del passato e della nostra stessa epoca, che
si possono utilizzare?.”.
COLONNA
SONORA ORIGINALE
COMPOSTA
DA LAURIE JOHNSON
Possiamo
affermare che ne Il dottor Stranamore ha inizio la vera e importante
rivoluzione nella concezione musicale dei film di Kubrick, che arriverà a
piena maturazione negli ultimi film.
Per
spiegare le caratteristiche di questo progresso è utile creare un ponte fra l’utilizzo
della musica nell’ultima sequenza di Orizzonti di Gloria e la colonna
sonora di questo film: anche in quest’ultima la musica viene adoperata in
asincrono rispetto alle immagini, cioè in modo da creare un nuovo significato
dall’incontro fra la dimensione visiva e sonora, ma si propone inoltre di
aderire perfettamente ai ritmi interni delle inquadrature e a quelli del
montaggio delle sequenze.
Questa
operazione ardita e complessa crea una sorta di asincronismo nel sincronismo,
cifra stilistica che caratterizzerà, da questo film in avanti, tutti i lavori
successivi e tenderà a relegare i compositori in ruoli puramente consultivi e
di coordinamento, mentre il regista inizierà ad utilizzare per lo più musica
preesistente inserendo i brani in contesti semantici sempre diversi da quelli
originali.
Passando
all’analisi delle musiche utilizzate, è chiaro che le canzoni scritte da Laurie
Johnson siano state composte,
su indicazione di Kubrick, appositamente per creare questo contrappunto in
funzione grottesca. Questo procedimento si nota già nella prima sequenza dove
vediamo un bombardiere che fa rifornimento in volo accompagnato dalle note di
una canzone, Try a little tenderness, dalla melodia tipicamente
americana: questo brano, sicuramente più adatto ad accompagnare l’inizio di
una qualsiasi commedia, è utilizzato come incipit di un film che narra di un
tragico e clamoroso caso di pazzia militare e politica da cui possono
dipendere le sorti dell’intera umanità, venendo quindi ad assumere, con
contrappunto ironico e polemico, il ruolo di denuncia inesorabile.
2001:
A SPACE ODISSEY (1968)
2001:
Odissea nello spazio
è una cavalcata spazio-temporale della nostra immaginazione, un viaggio
psichedelico oltre le soglie della realtà che ci circonda, un film dove
anticipazione tecnologica e pura poesia convivono.
Si
possono solo immaginare le difficoltà incontrate da Kubrick nel dover scegliere
la colonna sonora di 2001: Odissea
nello spazio, film che più che essere un semplice racconto di fantascienza
è un'assai complessa parabola sul rapporto tra uomo e l'Universo, un’allegoria
dell'evoluzione dell'intelletto e dello spirito umano.
Kubrick
volle che fossero soprattutto le immagini raccontare la storia e non i
dialoghi, come se l’intera struttura portante del film fosse un’esperienza
non verbale, destinata direttamente all’inconscio, simile ad una sinfonia
musicale. Data la quasi totale assenza di dialogo, immagini e musica dovevano
formare un corpo unico capace di guidare lo spettatore in un’esperienza
mistico-tecnologica, il cui fine ultimo era quello di chiarire, almeno in
parte, il mistero delle origini e del destino dell'umanità. Pellicola e
colonna sonora dovevano allora formare un poema visivo-musicale in grado di
fornire allo spettatore una libera chiave di interpretazione del duplice cosmo
umano: immagini e musica in 2001 dovevano essere un'unica e
inscindibile metafora. Kubrick ritenne che nessun autore di musica da film
potesse incarnare lo spirito della sua opera (inizialmente la partitura era
stata commissionata ad Alex North,
ma il soundtrack, già composto e
montato fu rigettato da Kubrick) e pertanto utilizzò le
musiche di Richard Strauss,
Johann Strauss, Aram
Kachaturian, e dello (allora) sconosciuto compositore di musica
contemporanea d'avanguardia Gyorgy
Ligeti, musiche già effettivamente utilizzate da Kubrick
durante le riprese come metro di durata e tensione drammatica delle sequenze.
Richard
Strauss,
pur chiamandosi Strauss, non ha nulla a che vedere con la famiglia Strauss
vissuta parecchi decenni prima. Era noto a Kubrick per la parte più
significativa delle sua produzione costituita da poemi sinfonici: Morte
e Trasfigurazione (1889), Machbet
(1890), Till Eulenspiegel (1895) e
in particolare per Also Sprach
Zarathustra (Così parlò
Zarathustra, del 1896, lo stesso anno di nascita del cinema). Sinfonista
di eccezionale abilità, ricollegandosi a Listz, Berlioz e Wagner, fu scelto
da Kubrick per aver saputo elaborare un linguaggio strumentale ricco di
complessi contenuti concettuali sostenuto da un forte impegno drammatico.
Johann
Strauss
(identificato con il nome Strauss padre), violinista e compositore Austriaco,
nato e morto a Vienna rispettivamente nel 1804 e nel 1849, fu soprannominato
anche "il Padre dei Valzer", ne compose infatti ben 152.
Johann
Strauss
(figlio) si mise subito in luce accompagnando il padre, sempre Johann
Strauss
(identificato con il nome Strauss padre), violinista e compositore austriaco, in una serie di
tournée in tutto il mondo, arrivando anche in America. Come autore di valzer
superò addirittura la fama del padre ottenendo a sua volta l'appellativo di
"Re dei Valzer" e il suo Bel
Danubio Blu fu composto, come molti altri, per i numerosi balli che si
svolgevano nella ricca Vienna imperiale dell'epoca.
Gyorgy
Ligeti,
è uno dei più importanti compositori della musica contemporanea
d'avanguardia, movimento fondato qualche anno prima dal tedesco Karlheinz
Stockhausen. Autore di pagine a dir poco bizzarre, (una sua bagatella per
pianoforte consiste nel semplice voltar pagina ...) passò da composizioni
come Adventures (1962) a lavori di
forte impegno religioso come il Requiem,
Atmospheres o Lux
Aeterna (1965), opere da cui sono tratti i brani inseriti nella colonna
sonora. Nel 1967 Ligeti era
praticamente sconosciuto e i suoi brani (non certo orecchiabili) non erano
noti al grande pubblico: rimane pertanto un autentico mistero come Kubrick sia
venuto a conoscenza della sua arte. Partendo dalle sequenze iniziali del film
siamo immersi in una vera e propria esperienza audiovisiva.
Il
regista si pose subito questo problema: quale brano musicale avrebbe potuto
esprimere la sonorità acheropita che viene emessa dal monolito oscuro?
Era alla ricerca di una sorta di canto alieno, un corno apocalittico che chiama al risveglio sopite coscienze tramutando il subumano in umano (dalla scimmia all’uomo) dapprima e poi in qualcosa che trascende il concetto stesso di uomo (dall’uomo al bambino delle stelle). Fin dall'inizio 2001: Odissea nello spazio trasmette un senso di mistero: nella colonna sonora del film la prima a levarsi è una lunga nota dell'organo e dei contrabbassi che pare voler descrivere la serenità imperturbata del cosmo, seguita da un semplice motivo in do maggiore delle trombe, che annuncia l'arrivo di qualcosa che ancora non conosciamo, e dal martellare dei timpani accompagnato dagli archi. Tre volte le trombe ripetono il loro motivo, ma infine sono cancellate da un perentorio colpo di piatti che, solo, colma di echi tutto lo spazio. E' l'alba e il sole è sorto.
Il
brano musicale così carico di aspettativa è il primo movimento di Also
Sprach Zarathustra (Così parlò
Zarathustra), poema sinfonico (o meglio "ottimismo sinfonico in forma
fin-de-siecle" dedicato al XX
secolo) di Richard Strauss, scritto nel 1896. Il monolito rappresenta la forma
di un qualcosa che non ha forma, annuncia all'umanità la scintilla
dell'intelligenza, della logica, della razionalità, del sapere tecnologico e
tutto quello che ne conseguirà (poco dopo l'osso scagliato in aria dalla
scimmia si trasforma con un gioco di montaggio in una luminescente astronave).
La sua presenza è inquietante e profetica allo stesso tempo, rappresentando
per le scimmie ciò che Zarathustra è per gli uomini.
Monolito
e il primo movimento di Così parlò
Zarathustra divengono quindi una cosa unica: lo stesso Strauss intitolò
questo primo movimento "Dell'
enigma dell'Universo"; di solito si ritiene che il brano di Strauss
descrivesse il sorgere del sole, allorché l'astro, al pari di quell'immenso
colpo di piatti, spazza via bruscamente tutti i turbamenti della notte. In 2001:
Odissea nello Spazio il colpo di piatti simboleggia metaforicamente la
scintilla dell'umana mente che spazzerà via per sempre la magra esistenza
dell'uomo-scimmia.
Analogamente,
dall'enigma dell'Universo, ossia dall'esistenza dell'uomo (posto - come voleva
un altro Zarathustra, quello di Nietzsche - tra la scimmia e il superuomo),
prende le mosse anche il romanzo di Arthur C. Clarke basato sul soggetto
originale che presenta nelle prime pagine il mistero dell'origine
dell'Universo.
Come
in un cerchio, Also Sprach Zarathustra inizia
e conclude allo stesso tempo il film con la delirante (ma allo stesso tempo
meravigliosa) visione di un feto con le sembianze di Bowman nello spazio
circostante il pianeta Terra, bimbo universale, cittadino del cosmo che forse
rappresenta la nostra tappa finale. Per quanto riguarda la scelta di questo
brano, Kubrick stesso dichiarò: “Volevo dare, per mezzo della musica, l’idea
dello sviluppo della razza umana, dalle sue origini attraverso le diverse fasi
del suo sviluppo, religioso o scientifico, fino al superuomo di Nietzsche.”.
Musica e colore, suono e luce si fondono in un tutto armonico dove la parola
si rarefà sempre più fino a lasciare il posto soltanto al suono.
Le
ragioni che spinsero Kubrick ad utilizzare il Bel Danubio Blu sono
assai complesse e vanno ricercate in una profonda analisi del concetto che
Kubrick aveva di movimento, inteso anche come movimento dell'intelletto,
dell'essere umano.
Il
valzer sarebbe semplicemente una sorta di frecciata contro i film di
fantascienza degli anni ‘50, mostrando come la conquista dello spazio non
riservi ai suoi protagonisti avventure mozzafiato, bensì solo noia per i
lunghi tempi di attesa dovuti alle proibitive distanze interplanetarie. Ma in
realtà la spiegazione deve essere ricercata ad un livello infinitamente
superiore: il Bel Danubio Blu è
una metafora dell'evoluzione umana, lenta ma incessante e ottimistica.
Nessuna
marcia trionfale, niente fanfare o trombe (che invece sono utilizzate per la
scintilla iniziale con il brano di R.
Strauss), ma un lento e dolce progredire e danzare nell'oceano del cosmo e
dell'intelletto. L’avveniristica stazione spaziale posta in orbita attorno
alla Terra, fiore all'occhiello della tecnologia umana, danza come se fosse la
grande ruota del Prater viennese, il procedere delle astronavi, pur avendo
queste delle velocità astronomiche, è esageratamente lento se paragonato
all'estensione dell'infinito, come pure la velocità di sviluppo
dell'intelletto umano logico, razionale e tecnologico è irrisoria rispetto a
Chi ha posto le premesse affinché esso si sviluppasse.
Ma
la musica diventerà tetra ed inquietante e la velocità della capsula di
Bowman assurda quando l'astronauta incontrerà il grande monolito e sarà
risucchiato nel vortice spazio-temporale generato in
prossimità di Giove.
Il
Requiem di Gyorgy
Ligeti accompagna la morte della pura logica e del sapere tecnologico
umani di fronte al gigantesco monolito nero: non ci sono più squillanti
trombe, colpi di piatti o dolci valzer ad accompagnare l'evoluzione
dell'intelletto umano,
ma un canto di morte; morte della razionalità e della scienza di fronte al
mistero del cosmo e dell'esistenza. Occorre andare al di là di esse per
capire finalmente chi siamo e dove andiamo.
Ma
2001: Odissea nello spazio
non si conclude con una visione
pessimistica: la sconfitta metafisica della scienza simboleggiata dal grande
monolito, dal viaggio accelerato (non più a suon di valzer) di Bowman e dal Requiem
di Ligeti, è solo un'altra tappa
nell'evoluzione umana.
COLONNA
SONORA ORIGINALE
COMPOSTA
DA WENDY CARLOS
In
Arancia Meccanica il meccanismo del contrappunto musica-immagine inaugurato
nel Dottor Stranamore si fa più scoperto e meno ambiguo, ma la
particolarità che il film introduce nella distorsione del significato dei
brani è che questa operazione passa anche attraverso la loro reale
distorsione e rielaborazione elettronica.
La
dimensione dominante di questa colonna sonora è lo sbeffeggiamento, il
sarcasmo, l’irrisione e nel soundtrack trovano quindi posto una Nona
di Beethoven stravolta al synthetizer da Wendy
Carlos, maestra in queste trascrizioni, una versione accelerata dell’ouverture
del Guglielmo
Tell rossiniano che commenta la sequenza, accelerata anch’essa, dell’orgia
di Alex con le due ragazze del Chelsea Drugstore, o la Musica
per il funerale della Regina Maria di Purcell. Proprio quest’ultimo
brano compare nell’incipit del film ad accompagnare l’autorappresentazione
di Alex e si ripresenterà in altre sequenze sempre associate al Korova Milk
Bar, luogo di ritrovo della banda dei drughi, di cui diventa una sorta di tema.
Un discorso a parte merita l’ouverture della Gazza
ladra, che assume fin dall’inizio la funzione di vero e proprio
leitmotiv della violenza: ascoltiamo il ritmo danzante e la vitalità di
questo brano durante lo scontro con la banda di Billy Boy nel teatro
abbandonato, durante il viaggio sulla Durango verso la casa di Mr. Alexander,
nella collutazione con la signora dei gatto, o
provenire da un posto imprecisato e suggerire al protagonista atti
brutali. Queste sue caratteristiche ritmiche ed armoniche conferiscono
sicuramente alle
scene di violenza un aspetto gioioso, liberatorio.
Ma il
gioco dei contrari tipicamente kubrickiano si innesta soprattutto sull’amore
di Alex verso la musica classica: nella distorta visione del mondo e dei
rapporti sociali, Beethoven
viene assunto come summa di contenuti ed ideologie e come tale attaccato e
trasgredito. Accade che il significato generalmente connesso alla Nona Sinfonia (e
in particolare al conclusivo Inno
alla gioia, ode alla concordia, all’amicizia e all’ordine) venga ribaltato e il brano vada a fare da sfondo e da stimolo alle scene di violenza
più bestiali. Nella gioia di Alex non troviamo più nulla della gioia
schilleriana ma semmai
il suo
uso pop,
distorto, riscontrabile nelle
diverse sequenze in cui il pezzo è
utilizzato,
associato sia alle immagini delle parate naziste durante la “cura Ludovico”
sia come sottofondo della vendetta di Mr. Alexander. Un'operazione analoga di
designificazione viene svolta, in maniera più sottile, con i solenni e nobili
brani di Sir Edward Elgar, padre della
musica inglese: la prima
e la quarta
marcia del suo Pomp and Circumstance, composizione cerimoniale
utilizzata per l’incoronazione di Edoardo VII, seguono l’ispezione in
carcere da parte del ministro e il successivo trasferimento di Alex in
clinica. L’utilizzo dei due brani, mantenendo la funzione classica di musica da
parata, va a scontrarsi e a ironizzare sulle sequenze che commenta. Caso ancor
più evidente è la citazione di Singin’ in the rain, dal famoso
musical di Donen, che ritroviamo canticchiata
da Alex durante la scena dello stupro di Mrs. Alexander, ritmata a suon di
calci nell’inguine a Mr. Alexander, e nella versione
classica di Gene Kelly sui titoli di testa. Anche qui la musica
subisce una profonda trasformazione, che la fa passare da inno dell’ottimismo
e dell’allegria a macabra marcia di violenza, con un feroce transfert delle
coreografie hollywoodiane (la sequenza non ha forse le movenze e le cadenze di
un balletto, seppur brutale?). Uso incongruo e irriverente della musica che possiamo riscontrare
almeno in altre due situazioni: nell’utilizzo di I
Want to Marry a Lighthouse Keeper (Voglio sposare il custode di un
faro) di Erika Eigen associato al ritorno a casa di Alex, che è
tutto fuorché un’illuminazione e nell’ouverture del Guglielmo
Tell di Rossini
(rielaborata al sintetizzatore da Wendy Carlos) che accompagna la sequenza
dell’orgia, giocata sia visivamente che musicalmente su l’accelerazione.
Il gioco grottesco che si innesta è valorizzato dal fatto che il brano è
comunemente conosciuto come la “cavalcata del Guglielmo Tell”.
COLONNA
SONORA CURATA
DA
LEONARD ROSENMAN
Per
Barry Lyndon l’onore di assemblare un raffinato soundtrack di
musiche settecentesche fu affidato a Leonard
Rosenman, compositore molto attento alle novità e all’evoluzione
del linguaggio musicale e già realizzatore di numerose musiche per film (La
valle dell’Eden e Nel fango della periferia per citarne alcune).
C’è
subito da dire che accanto ad interi brani convivono molte elaborazioni su
temi e che, eccetto Schubert, le
musiche che vengono usate, d’autore o popolari, sono del Settecento, secolo
del quale sono rappresentate quasi tutte le scuole; inoltre, per alcune di
queste musiche, si può individuare un preciso nesso storico-culturale con le
vicende narrate: è innegabile infatti il rapporto fra l’utilizzo delle
musiche di Paisiello,
autore benv
oluto
in tutte le corti d’Europa, in linea con i gusti dell’aristocrazia del
tempo, e i salotti dove si giocava d’azzardo o fra una marcia composta da
Federico II il Grande e l’esercito prussiano.
Il
leit-motiv del film è una rielaborazione compiuta da Rosenman su una Sarabande
per clavicembalo di Häendel, che ritroviamo in ben quattro versioni,
legate a tre diversi momenti: come accompagnamento dei titoli di testa,
incipit dell’opera, musica da “thriller” nelle sequenze dei duelli, come
canto ed elegia funebre. Così, da pezzo pomposo e trionfale (si pensi all’inizio),
viene ridotto ad un ritmo percussivo di timpani e pizzicati con periodici e
saettanti inserti di contrabbassi e violoncelli, ad accentuare durante il
duello la tensione nel momento della consegna delle pistole e del rifiuto del
compromesso.
Le
pagine folkloristiche, tradizionali,
la musica militaresca (la marcia
di Federico II il Grande utilizzata ogni volta in cui il protagonista ha a che
fare con l’esercito prussiano) e anche la musica in scena (il Concerto
in do minore di Bach)
vengono utilizzate in funzione scenografica, a completare le splendide
inquadrature-quadro del film
mentre il celebre
secondo movimento del Trio
op. 100 di Schubert
viene assunto come tema di Lady Lyndon, della sua andatura cadenzata e del suo
animo profondamente malinconico. Una colonna sonora importante (si pensi ai
grandi compositori messi in campo) che valorizza, se questo è possibile, la
visione di un film dalle immagini già di per sé molto ricche.
COLONNA
SONORA ORIGINALE
COMPOSTA
DA WENDY CARLOS
L’apice
della concezione di Kubrick nei riguardi della musica da film si attua
completamente in Shining: dopo un primo periodo segnato dall’utilizzo
di temi che sottolineano acusticamente caratteristiche tematiche già proprie
dell’immagine (il tema ossessionante di Lolita, il rullo di tamburi
nel Dr. Strangelove), e una fase di transizione del suono come fatto
aderente alle varie sequenze (la camminata nello spazio di 2001: A Space
Odissey, i “balletti” dei protagonisti di A Clockwork Orange),
in cui la dimensione musicale viene più considerata dipendente, sul piano
strutturale, dalla durata della sequenza, in questo film i brani vengono per
la prima volta utilizzati nella loro interezza, senza tagli, come ispiratori
dell’intera struttura narrativa del film.
Chiaramente
in Shining, come da Il
dottor Stranamore in avanti, Kubrick ricorre per la colonna sonora ad
un'antologia di brani libera, come in Arancia
Meccanica o 2001: Odissea nello
spazio.
Inizialmente
si pensava ad una collaborazione importante e si fece il nome di John
Williams, il musicista di fiducia di Spielberg; l’ipotesi però non si
realizzò, presumibilmente a causa della forte personalità del compositore,
poco disposto a lasciarsi pilotare da un regista e anzi piuttosto incline a
prevaricare a sua volta il film con musiche molto appariscenti e protagoniste.
Dopo
il fallimento di questa collaborazione, Kubrick decise di attingere i brani
per la composizione del film da composizioni di György
Ligeti, Bela Bartòk e Krzysztof
Penderecki, tre esponenti
della musica classica moderna. L’utilizzo dei loro brani, scelti unicamente
sulla base di caratteristiche foniche e sulla loro capacità di creare
associazioni audiovisive, segna anche la
progressione drammaturgica del film: Ligeti, fisso, minaccioso, ipnotico all’inizio,
Bartòk, vario, nervoso, colorito nel mezzo e Penderecki, apocalittico,
devastante, in tutta l’ultima parte. (vedi il musicboard 1
e 2)
All’inizio
del film c’è da rilevare inoltre l’intervento di Walter
“Wendy” Carlos, supportato da Rachel
Elkind per gli effetti vocali: nella prima sequenza, quella che segue il
viaggio solitario di Jack verso l’Overlook hotel, ascoltiamo una loro
rielaborazione elettronica di un brano della Symphonie
fantastique di Berlioz (1830), mentre il secondo viaggio, quello con
la famiglia al completo, è accompagnato da Rocky
Mountains, che, con le sue fasce sonore discendenti, riprende le
tonalità del brano precedente. Si nota come le musiche
di Carlos siano state
composte appositamente per
legarsi stilisticamente alle altre pagine musicali
scelte da
Kubrick, pagine che
in fase
di montaggio verranno
completamente decontestualizzate e piegate alla logica dell’horror film. La
musica che sottolinea l’apparire del primo shining, quando Danny vede
per la prima volta le gemelle e quando Wendy scopre che le linee telefoniche
sono interrotte, è invece Lontano di György Ligeti, compositore di
musica classica d’avanguardia. Il brano, che propone una sorta di “polifonia
atonale”, crea un senso di inafferrabilità, adeguato a descrivere il potere
di Danny e la natura nascosta dell’Overlook hotel e sembra creare una sorta
di sinfonia interna alle mura dell’albergo .
Due
brani del III movimento di Musica per archi, percussione e celesta di Bela
Bartòk (1936) accompagnano la sequenza in cui Danny è tentato di entrare
per la prima volta nella stanza 237 e quella in cui padre e figlio parlano.
Tutto lo sviluppo del dialogo è legato alle diverse fasi in cui si articola
il movimento: sospensione del tema durante di dialoghi di circostanza,
intervento dei glissando quando il discorso cade su argomenti
riguardanti la vita nell’albergo, strappo della tensione musicale quando
Danny esprime le sue preoccupazioni per eventuali maltrattamenti. In questo
caso, come in numerosi altri, Kubrick, con grande maestria e spirito
artistico, riesce a trasformare un pezzo classico in un’horror music,
creando un forte senso di spaesamento e facendo perdere al
brano i propri riferimenti artistico-culturali.
Fra
tutti quelli utilizzati in Shining, l’autore a cui il regista fa maggiore
riferimento è comunque Krzysztof Penderecki, di cui vengono utilizzati ben
quattro brani o frammenti. Anche in questo caso i pezzi vengono scelti a
prescindere da se stessi: De
Natura Sonoris (1966-71) utilizzata nelle sequenze in cui Danny vede
le gemelle che lo chiamano, quando Wendy scopre il sabotaggio del gatto delle
nevi e contemporaneamente il bambino scrive REDRUM nello specchio ma
soprattutto durante il carrello indietro su Jack, nel corridoio dell’Overlook
che conduce al bar, dove i bruschi strappi musicali corrispondono ai gesti
violenti ed isterici delle braccia che compie Nicholson; un frammento di Polymorphia
(1961) compare invece quando Wendy scopre il “romanzo” di Jack e, dopo
averlo colpito con una mazza da baseball, lo rinchiude nella dispensa (il
colpo in testa a Jack è in sincrono con un
“forte”
del brano, dimostrazione di come anche questa scena, come d'altronde tutte le
altre, sia stata scritta e girata sulla musica).Sono presenti infine due suo
composizioni di carattere religioso: Il risveglio di Giacobbe (1974) e
due brani, Ewangelia e Kanon Paschy, tratti da Utrenja,
oratorio composto fra il 1969 e il 1970.
Decisamente ironico invece, come accade nel Dr. Stranamore, l’utilizzo delle tre canzoni Midnight, the Stars and You (Ray Noble, 1932), Home (sempre Ray Noble, 1932) e It’s all Forgotten Now (Henry Hall and the Gleneagles Hotel Band, fine anni ’20).
Midnight,
the Stars and You
attira Jack nella Gold Room e accompagna le ultime
sequenze del film, dove vediamo lo scrittore nella fotografia, per proseguire
sui titoli di coda: il brano evoca la mezzanotte, l’ora degli spiriti, ma il
sentimentalismo delle sue parole (Ti do tutto il mio amore / Mezzanotte
portò una dolce avventura / Ho saputo che per tutta la vita / Ti
ricorderò / Qualunque altra cosa io faccia) contrasta in pieno con
la storia della famiglia Torrance, così come Home, che accompagna la
scena in cui Grady racconta ciò che ha fatto a sua moglie e alle figlie. It’s
all Forgotten Now sottolinea invece la cancellazione della memoria su cui
si è costruito l’Overlook Hotel e di cui sono vittime lo stesso Jack e
Grady, che non si ricorda (è lui stesso che dice: “È strano, sir. È una
cosa che non ricordo affatto”) del suo passato omicida.
COLONNA
SONORA ORIGINALE
COMPOSTA
DA ABIGAIL MEAD
Definito il miglior film di guerra mai realizzato, Full metal jacket è un'opera importante e complessa anche dal punto di vista musicale e in cui possiamo notare almeno due divisioni, a cui potremmo sicuramente aggiungerne una terza. Una prima che contiene quella che potremmo definire music of the period, le canzoni d'epoca, mentre una seconda che propone musiche originali composte da Abigail Mead, pseudonimo di Vivian Kubrick, figlia del regista; una terza e non meno importante parte è composta invece dal suono delle armi da fuoco, delle esplosioni e dai rumori d'ambiente, con un Kubrick seriamente preoccupato del timbro dei fucili M-16 usati dai soldati! (vedi Ciment).
Sono
due brani di repertorio, Hello Vietnam
di Johnny Wright e Paint it black
dei Rolling Stones, che
iniziano e concludono il film, quasi a scandirne il percorso interno: dal
primo commiato alla vita civile e alla fidanzata (sweetheart) per
entrare nel corpo dei marines ad un secondo addio ad un certo grado di
umanità che viene irrimediabilmente perduta dai soldati (I look inside
myself and see my heart is black) durante questo sanguinoso e inutile
conflitto. Gli altri potremmo definirli come un'ideale colonna sonora
radiofonica che accompagnava gli spostamenti delle truppe americane in
Vietnam, tra cui spiccano
These boots are made for walking
cantata da Nancy
Sinatra, che
segue
la sensuale camminata della prostituta di
Saigon e Surfin' bird, contrappunto critico e grottesco
all'uccisione dei soldati vietcong, abbattuti da Crazy Earl come bersagli da
lunapark.
Le pagine a commento e a sostegno dell'azione sono invece, come già detto, composte da Abigail Mead con l'utilizzo preminente di sintetizzatori e suoni campionati. Il brano più interessante e più citato dalla critica è sicuramente Ruins, associato alla sequenza in cui Joker osserva la fossa comune in cui si trovano i corpi di molti vietnamiti assassinati e calcinati: composto da ronzii, colpi sordi di grancassa e da una sorta di scricchiolio di un cancello di ferro sembra posto in questo passaggio a significare l'ingresso del protagonista, e con lui dello spettatore, in uno scenario sin lì inesplorato e alla visione dei primi orrori della vita di guerra. Il brano verrà riproposto una seconda volta nella fase di snidamento del cecchino; infine, dopo un brevissimo estratto di Time suspended durante la furente reazione della donna, ascoltiamo Sniper poco prima che questa venga uccisa. è curioso come il pezzo presenti le stesse cadenze di uno ascoltato in precedenza (Leonard) che commentava la fine violenta del sergente Hartman e il suicidio di "Palla di lardo", creando così un'ideale simmetria tra i due eventi legati dalla comune freddezza e brutalità dei marines di fronte al proprio "nemico". Nel primo Jocker assisteva impotente, pur addebitandosene parte della responsabilità, mentre nel secondo viene segnata la sua definitiva consacrazione a macchina da guerra.
Concluso l'episodio del cecchino ascoltiamo, cantata all'unisono da tutti i soldati, la Marcia di Topolino: la posizione conclusiva di questo coro ci fa sicuramente venire in mente il finale di Orizzonti di gloria, ma le differenze fra questi due episodi sono evidenti. L'emotività e la debolezza che affiorava nei veterani francesi qui è andata ormai completamente perduta nonostante la natura infantile e giocosa del brano; anzi Joker, con un ultimo commento, dichiara fieramente di non aver più paura, ma paura non della morte, che continua ad essere in agguato nella giungla vietnamita, ma delle azioni che l'uomo può arrivare a compiere, del suo oscuro lato barbaro e dei demoni dell'inconscio che il protagonista ha affrontato e da cui si è ormai definitivamente lasciato infettare.

COLONNA
SONORA ORIGINALE
COMPOSTA DA JOCELYN POOK
La
storia di Eyes wide shut è alquanto travagliata, in quanto esistono
numerose e contraddittorie opinioni sulla sua effettiva completezza dell'opera
alla morte
del regista (comunque assicurata dalla Warner Bros.) e sulle eventuali
discrepanze che interventi postumi avrebbero creato. Lo stesso tessuto
musicale non è esente da queste critiche essendo il missaggio dei brani sulla
pellicola quello che, per ragioni tecniche, per ultimo viene ultimato; ed è
anche quello su cui Kubrick più fortemente interveniva con interventi
intuitivi dell'ultima ora (vedi l'esperienza di 2001). Non è
l'organicità dei brani scelti, ben amalgamati col tessuto semantico e
spirituale del film che fa scattare il campanello d'allarme su eventuali
manomissioni musicali indebite, ma sono le modalità, la loro collocazione nel
testo narrativo, che lasciano perplessi alcuni critici (vedi S. Bassetti
La musica secondo Kubrick). Un esempio su tutti
sembra essere l'utilizzo della composizione Musica ricercata No. 2 di
Gyorgy
Ligeti,
brano fondato su una monodia e iteratività ossessiva e che si associa ad
un'idea del pericolo: qui non viene messo in
dubbio il valore espressivo e concettuale del brano (che sicuramente ben si
amalgama con ciò che il film cerca di analizzare) ma la sua frequente
ricorrenza (cinque volte) in un arco di tempo relativamente breve. Infatti,
seguendo il percorso nella musica di Kubrick sin qui tracciato, il regista non
aveva mai utilizzato in maniera così leitmotivica e didascalica una pagina;
gli interventi musicali suggeriscono l'impressione di soluzioni di servizio
temporanee (pratica già sperimentata in passato) a cui Kubrick avrebbe messo mano una volta ultimato il montaggio.
Lasciando da parte queste questioni, il film offre comunque ottimi
spunti, come nel valzer dalla Suite per Orchestra Jazz di Dmitrij Šostakovič,
che è
un brano che potremmo sicuramente definire kubrickiano. Il
suo compito è inizialmente di sottolineare le immagini della normalità
coniugale di Bill e Alice (particolare come la musica, che inizialmente sembra
extradiegetica, si rivela generata da un grammofono, quindi realmente
utilizzata dai protagonisti come rassicurante ed elegante colonna sonora della
loro vita privata) e tornerà nel finale, sui titoli di coda, a suggellare il
ritorno alla "normalità" da parte della coppia.
Le pagine originali sono state composte per l'occasione da Jocelyn Pook di cui Kubrick ha utilizzato sia brani appositamente composti per l'occasione sia precedenti composizioni. Una di quest'ultime è Masked Ball, arrangiata dalla musicista per commentare l'intero episodio dell'orgia ed effettivamente usato dal regista sul set: un brano dai ritmi cerimoniali, dalle sonorità sciamaniche, con liriche tratte, come il simile Migrations, da testi liturgici (uno di questi è il libro sacro hindu Bhagavat Gita) e che ci restituisce appieno l'atmosfera pagana e blasfema dell'oscura festa. Gli ultimi due brani della compositrice, The Dream e Naval Officer, fanno da sfondo ai due monologhi di Nicole Kidman, entrambi giocati su linee melodiche del violoncello e dalle atmosfere rarefatte tipiche dei sogni: il primo compare quando narra al marito le sue fantasie erotiche sull'ufficiale a Cape Cod e ritorna ogni qual volta questo episodio viene evocato, mentre il secondo commenta il racconto dell'incubo erotico di Alice.
Infine,
insieme a queste composizioni convivono brani di repertorio, che giocano tutti
sull'ambiguità e sul senso prodotti dall'incontro tra liriche, titolo della
canzone ed immagini: la famosa Baby Did a Bad Bad Thing di Chris Isaak,
utilizzata anche nel trailer del film, dove il testo sembra far da presagio agli
avvenimenti futuri, I Got It Bad (and That Ain't Good) durante il bacio fra Bill
e la prostituta Domino, una versione strumentale di Strangers in the Night, che
segue Cruise, vero e proprio straniero nella notte, nei meandri della festa in
maschera e When I Fall in Love