LA MUSICA NEI FILM DI KUBRICK

 

"Esistono  certe aree del  sensibile  e della  realtà - o della 

irrealtà o della sensibilità più intima, comunque la vogliate 

chiamare - che sono peculiarmente inaccessibili alla parola. 

La musica ha accesso a queste aree. E così la pittura. Sono 

le forme di espressione non-verbali che ci riescono." 

 

Stanley Kubrick 

       

 il binomio Kubrick-Fried Spartacus Lolita Dr. Strangelove 2001: Odissea nello spazio Arancia meccanica Barry Lyndon Shining Full metal jacket Eyes wide shut

 

 

Anche ad una prima e superficiale visione dei film di Kubrick neanche lo spettatore più distratto non può non notare il ruolo, se non la centralità, della musica, il suo impiego tutt'altro che ornamentale, il suo utilizzo in funzione drammatica, il suo valore insostituibile. L'analisi delle sue colonne sonore può essere sicuramente utile sia per chiarire i metodi e gli strumenti della rappresentazione kubrickiana, sia per dimostrare come il regista abbia sempre optato per scelte refrattarie a schemi predeterminati.  

Naturalmente l’approccio del regista verso la colonna sonora dei propri film è andato modificandosi nel corso della sua carriera: nei primi film di Kubrick la musica, diegetica o extradiegetica, non ha la funzione di contrappunto audiovisivo come negli ultimi, è al servizio della visione in qualità di comprimaria, non si impone al pari di uno dei personaggi protagonisti come invece accadrà nelle produzioni successive agli anni Sessanta.  

Passando in rassegna la filmografia di Stanley Kubrick, notiamo che solo in un caso, cioè 2001: Odissea nello spazio, nel cast tecnico non è presente la figura di un compositore, arrangiatore o almeno supervisore delle musiche o degli scores del film. In tutti gli altri casi, da Fear and Desire (1953) a Eyes Wide Shut (1999), una o più figure si sono occupate di questo aspetto del film. 

Il maggior numero di collaborazioni con Kubrick lo ha avuto Gerald Fried, con ben quattro titoli al suo attivo (Fear and Desire, Il bacio dell’assassino, 1955, Rapina a mano armata, 1956, e Orizzonti di gloria, 1958), mentre due lavori sono stati eseguiti da Walter/Wendy Carlos (Arancia Meccanica, 1972, e Shining, 1980).

In tutte le altre occasioni il regista si è avvalso di figure diverse: Alex North per Spartacus (1960) , Nelson Riddle e Bob Harris per Lolita (1962), Laurie Johnson per Il dottor Stranamore (1963), Leonard Rosenman per Barry Lyndon (1975), Abigail Mead per Full Metal Jacket (1987) e Jocelyn Pook per Eyes Wide Shut (1999).

Sempre a proposito di 2001: Odissea nello spazio va anche detto che è l’unico film, insieme a Lolita, per il quale Kubrick abbia commissionato ad un musicista la stesura di una vera e propria partitura, che fu registrata e montata ma, come noto, scartata dal regista all’ultimo momento. Il compositore in questione era lo stesso che scrisse le musiche di Spartacus, cioè Alex North.

Per i suoi primi lavori Kubrick si confrontò sugli umori e le sensazioni della messa in scena con il proprio musicista (Gerard Fried appunto), inserendo il commento sonoro solo successivamente alla fase di montaggio; questo metodo di lavorazione subì una modifica nel sodalizio con North, dove il lavoro del musicista si è sviluppato in parallelo con quello del regista, raggiungendo sicuramente risultati di maggior livello, per giungere ad una successiva ed ulteriore evoluzione, in cui la scelta di una brano classico o il suo adattamento avvenivano in fase di sceneggiatura, determinando i ritmi e i significati delle sequenze.

Per seguire un percorso metodico di questa evoluzione si è soliti dividere in tre fasi l’evoluzione del rapporto fra Kubrick e colonna sonora dei suoi film:

fasi segnate fra loro da profondi stacchi, fasi che inoltre rappresentano tre stadi di crescita (infanzia, giovinezza, maturità) dell’opera del regista.