BEETHOVEN
Ludwig
van. Compositore tedesco.
Nato
a Bonn nel 1970 e morto a Vienna nel 1827.
Dei
suoi antenati, contadini fiamminghi, si hanno notizie che risalgono al sec.XVI:
il nonno Ludwig, forse il primo musicista della famiglia, aveva lasciato nel
1731 la terra d’origine per stabilirsi a Bonn come strumentista della cappella
arcivescovile. Anche suo figlio, Johann (il padre di Beethoven), fu stipendiato
come tenore nella stessa cappella. Le ristrettezze economiche e i disordini
psicologici di Johann, che morì alcolizzato nel 1792, segnarono la sua
infanzia. Dopo un tentativo del padre di lanciarlo come ragazzo prodigio
(tentativo che fallì), egli iniziò la sua vera e propria educazione musicale
sotto la guida di C.G. Neefe, che gli aprì ampie prospettive non solo sul mondo
musicale, ma anche su quello letterario e filosofico.
Altrettanto
importante fu l’arrivo a Bonn, nel 1784, del giovane arcivescovo Maximilian
Franz, che, oltre ad intraprendere numerose iniziative per trasformare
l’atmosfera stagnante della cittadina, lo prese al suo servizio come organista
nel 1784 e, tre anni dopo, gli concesse di recarsi a Vienna per perfezionarsi
sotto la guida di qualche maestro illustre. Purtroppo il musicista dovette
interrompere presto il soggiorno a causa della morte della madre.
Nel
1792 si recò nuovamente a Vienna per studiare con Hadyn, città dove rimase fino
alla fine dei suoi giorni, anche perché i suoi legami con Bonn furono troncati dall’invasione delle truppe
francesi. A Vienna Beethoven ricevette l’insegnamento, oltre che di Hadyn, del
potente Salieri, trovando inoltre una solida guida nel contrappuntista
Albrechtberger: tutte queste esperienze accrebbero la sua conoscenza musicale,
e la sua bravura come pianista e soprattutto la sua fama di improvvisatore non
tardarono ad aprirgli le porte della nobiltà viennese.
Di
seguito viene riportata una sintesi della produzione del grande compositore
tedesco.
Nel
primo periodo tutta la sua ricchezza e novità si manifestano sotto forma di una
forza che s'ignora, che senza avversari individuati rifluisce in una sana e
robusta allegria, con bizzarria di ritmo, melodia ed accenti popolareschi. Da
giovane sembrò tendere la mano ad Hadyn e a Vienna fu per breve periodo un
compositore alla moda settecentesca (Settimino op. 27 e Prima
Sinfonia in do maggiore) Nelle Sonate per pianoforte venivano intanto
elaborandosi i caratteri + personali della sua arte , come nell'opera 13 do
minore (Patetica) che già mostra i segni dell'eroica protervia della
personalità beethoveniana. Negli "Allegri" sprigiona
un'energia inaudita accentuando i contrasti dinamici fino ad estremi allora
sconosciuti, mentre negli "Scherzi" si manifesta tutta la sua
bizzarria, quasi umoristica, animata dalla vivacità e stranezza del ritmo. Nei
tempi lenti l'artista scandaglia la sua anima, riuscendo ad esprimere una nuda
capacità di dolore della musica.
Sono
due gli elementi fondamentali nella sua arte: dolore della vita a cui si
accosta un'energia indomabile nell'affrontarlo; inizialmente utilizzati in manifestazioni
isolate, nel periodo della maturità entreranno in fecondo contrasto, attuando
la concezione drammaticamente agonistica della forma-sonata di B. . Questa
subirà del resto una crisi: le rimane fedele nelle sinfonie, quartetti e trii
ma viene spesso stravolta dall'empito delle idee malsofferenti degli schemi. La
crisi la ritroviamo nella denominazione imposta alle due op. 27 Sonata quasi
una fantasia e Sonata al chiaro di luna che, insieme alla Sonata
a Kreutzer op. 47, la Sonata op. 57 (Appassionata), i 3 Quartetti
Rasumowsky op. 59, i Trii op. 70, svolgono con sempre nuova
ricchezza d'invenzione questo tema eroico che troverà elaborazione più cospicua nelle Sinfonie.
Già
con la Seconda Sinfonia op. 36 il mondo spirituale e stilistico del ‘700
era alle sue spalle, manifesta una spiritualità nuova, nuovi ideali e passioni
pulsano nei sui temi. In essa c'è un urgente tumultuoso di idee, abbondanza di
particolari che tende la forma a dimensioni inusitate. Questa volontà di dire
tutto trova la maggiore espressione nella Terza Sinfonia op. 55 miB (Eroica),
dedicata in un primo momento a Napoleone e stracciata alla sua incoronazione
imperiale. L'uomo di questa sua concezione non ha nulla di militare, ma si
solleva ad una concezione religiosa dell'eroismo, prende su di sé i mali del
mondo, è l'apostolo battagliero dell'umanità e la guida verso ideali di bene e
libertà. Si articola in: Allegro con brio, Marcia funebre, un'intensa voce di
lamento, Scherzo, dove le forze disperse iniziano ad incanalarsi verso una meta
e Finale, che ci dice molto sulla sua concezione non militaresca bensì
filantropica, dove l'eroe è Prometeo. Questa ispirazione si protrae nella
composizione del Fidelio, unica opera teatrale: esaltazione della
fedeltà coniugale, vicenda svolta interamente in un carcere, è l'espressione
appassionata della libertà umana. Ebbe scarso successo e fu più volte corretta.
La Quarta Sinfonia op. 60 do minore è una parentesi di serenità, di
immagini soavi d'amore come il Concerto per violino e orchestra op. 61.
Poi con la Quinta Sinfonia op. 67 do minore siamo di colpo nel cuore
della pateticità di Beethoven, l’opera più significativa dell'agonismo eroico.
Le famosissime quattro note ribattute rappresentano un'allegoria del battere
del destino alla nostra porta, lo svolgimento del primo movimento l'eroica
lotta dell'uomo contro le cieche forze avverse, calmo e solenne l'andante,
quasi una pausa di raccoglimento, travagliato da incubi lo scherzo, mentre il
finale è una fanfara di libertà e vittoria. La forma sonata sembra qui aver
superato la sua crisi e riappare animata dal suo dinamismo elastico e scattante
come nelle due ouvertures al Coriolano e all'Egmont. La fase più
spasmodica del titanismo eroico era superata: vinta la lotta col destino, B.
ascende alla contemplazione delle supreme verità dell'ordine religioso. Prima
di tutto la Natura con la Sinfonia Pastorale op. 68 fa maggiore dove
afferma il suo senso divino, un diffuso panteismo. Poi con la Settima
Sinfonia op.92 la maggiore si impadronisce di lui l'idea della gioia, gioia
coma adeguamento dell'uomo alle leggi eterne dell'universo, alla condizione
divina (sentimenti simili sono presenti anche nell’Ottava Sinfonia).
La
tensione dei contrasti, le zone nette di luce ed ombra si erano mitigate e lui
ascendeva ad una religiosità totale, in cui il suo stile divenne più unito e
smaterializzato. L'astratta sonorità non lo soddisfa più e nelle ultime tre Sonate
si dissolve definitivamente il tradizionale schema formale, accompagnato da una
ricerca di sonorità eccezionali, con la moltiplicazione d'una miriade di note
nelle zone estreme della tastiera. La forma sonata si spezza e i linguaggio
armonico si modifica: rivoluzione formale che prelude già al più avanzato
romanticismo insofferente di ogni schema prefisso e volgente ad una
trascendente spiritualizzazione. Da questo punto di vista tecnico e formale gli
ultimi Quartetti e Sonate sono più ricchi di novità che le ultime
Messa Solenne e Nona Sinfonia op. 125 re maggiore (che contiene
il famoso Inno alla gioia).
Per
la prima volta un musicista si è addentrato tanto profondamente nel cuore delle
passioni, al moto delle idee, al divenire politico e al travaglio spirituale di
un'epoca.