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carriera... |
La carriera
cinematografica di Francis Ford Coppola (USA, 1939) è stata
una scommessa contro tutto e tutti.
Con il padre Carmine, musicista in tutti i suoi film, la figlia Sofia,
sceneggiatrice ed attrice e il figlio Roman, aiuto regista, ha creato
uno staff che con l'ausilio di due case di produzione (l'American
Zoetrope e la Directors Company) di sua proprietà, pretendeva
di sbarazzarsi delle grandi majors di Hollywood. Ma così non
è stato ed il progetto è naufragato più volte
nei debiti. Tutto ciò comunque gli ha però consentito
di eccedere sia dal punto di vista produttivo che artistico.
Il cinema di Coppola parla di una cosa molto antica: il deserto del
mondo abbandonato dagli déi. L'universo che ne deriva, però,
non è tragico, ma patetico, perché le anime lasciate
sole vagano sparse e nostalgiche. Il Patetico qui presuppone l'esibizione
dell'Anima Dolorosa e il rapporto di coabitazione col Regno dei Morti.
Coppola ha preso una delle grandi incarnazioni del Demoniaco, il conte
Dracula, e l'ha trasformato in un'anima dolorante e amorosa nei secoli;
o perché ha scritto un intero film, "Giardini di pietra"
("Gardens of Stone", 1987), all'ombra del pianto, o perché
il protagonista di "Un sogno lungo un giorno" ("One
from the Heart", 1982) piange fin dall'inizio; o ancora perché
al povero piccolo Johnny di "I ragazzi della 56ª strada"
("The Outsiders", 1983) tocca un sacrificio involontario
e un'agonia lunga e insensata. Si è abbandonato anche al tema
della fantascienza, che ha proposto in film come "Rusty il selvaggio"
("Rumbe Fish", 1983) o "Peggy Sue si è sposata"
("Peggy Sue Got Married", 1986). Anche nel grande film di
guerra "Apocalypse now"(1979), luogo tragico ed epico per
eccellenza, trascolora l'evento fantasmatico.
Il risultato sino ad oggi è di due Palme d'Oro a Cannes e di
una decina di Oscar, senza parlare del controllo che esercita personalmente,
per quanto riguarda la produzione, su cineasti come George Lucas,
Akira Kurosawa, William Friedkin o Wim Wenders, che riescono a realizzare
le loro opere grazie a lui.
Snobbato
dalla critica perché nel bisogno di finanziare autonomamente
i suoi progetti non ha mai disdegnato le pellicole da botteghino,
anzi, le ha sapientemente inframezzate alle grandi opere col fine
di risollevare le sue sempre tragiche finanze.
Nella sua carriera registica ci sono lavori fondamentali come: "Il
Padrino" ("The Godfather", 1972), entrato di diritto
nella storia del cinema e nella memoria collettiva. Della saga completa,
in tutto tre film, si è detto e ridetto quasi tutto, ma forse
senza rimarcare sufficientemente il fatto che mai nella seconda e
nella terza parte il regista si è discostato dal classico genere
del gangsterismo americano per affrontare tematiche più originali.
Laureato in drammaturgia, inizia la carriera alla corte di Roger Corman,
il re del bmovie, che lo seguirà nei primi lavori. Il primissimo
film "Questa notte di sicuro"
("Tonight for Sure", 1962) è un erotico, seguito
a ruota da "Terrore
alla tredicesima ora" ("Dementia13", 1963),
horror a basso costo ma dall'alta qualità in perfetto stile
Corman. Questo secondo film ha un evidente elemento strutturale in
comune con "Psyco", uscito tre anni prima, anche se non
raggiunge il virtuosismo astratto di Hitchcock. |
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Ormai è entrato nelle grazie della majors quale abile tuttofare
e gli Studios cominciano a cercarlo. La Seven Arts lo assume a 375
dollari la settimana e gli affida la sceneggiatura del film di Pollack
"Questa ragazza è di tutti" che finì in un
fiasco.
Dopo il fallimento il regista si rifugia in Danimarca e, con uno scatto
d'impegno caratteristico, riesce a farsi parzialmente finanziare dalla
Seven Arts "Buttati Bernardo"
(You're a Big Boy Now", 1966), che lo assume come sceneggiatore
e gli offre un contratto come regista e produttore per questo film.
Coppola investe di tasca sua ben 11.000 dollari per acquistare i diritti
del romanzo di David Benedictus,. "Buttati Bernardo" è
anche la sua tesi di laurea alla UCLA University e con questo film
Coppola ha la soddisfazione di rappresentare l'America al festival
di Cannes del 1967. Spudoratamente succube dei vezzi stilistici correnti
ed europeggianti, il film ha una sua originalità e non funziona
male neanche al botteghino anche se nel ricordo svanisce al confronto
del contemporaneo "Il laureato" di Mike Nichols con Dustin
Hoffman. A termine del primo periodo, quello dell'apprendistato e
della ricerca della notorietà, realizza il quarto film, il
musical "Sulle
ali dell'arcobaleno" ("Finian's Rainbow", 1968),
versione cinematografica della commedia musicale che ebbe grande successo
a Broadway nel 1947-48. Il musical non funziona e Coppola decide,
da quel momento, di realizzare in proprio i suoi film, sfruttando
il rapporto favorevole con la Warner e rifiutando il film commissionatogli
per quattrocentomila dollari, "Mame".
Il successivo "Non
torno a casa stasera" ("The Rain People", 1969),
è la svolta che segna la rottura definitiva con le majors.
È finalmente un film d'autore, personale e libero non solo
per l'impianto, esplicitamente esistenzial-antonioniano, ma perché
qui Coppola smette di giocare al cinema e sperimenta davvero un suo
personale universo drammaturgico e visivo. È una sperimentazione
scolastica, che non contiene ancora l'incontro compiuto col "fantastico",
è una storia altamente tragica e struggente attraverso l'America
degli anni sessanta.
Ricco phamplet antihollywoodiano che resterà negli annali del
cinema "Ribelle", il film sarà una delle pietre miliari
della nuova Hollywood. Dopo il flop il regista decide di trasferirsi
da Los Angeles a San Francisco per costruirsi un suo studio. Nasce
così la mitica American Zoetrope e comincia per il cineasta
più avventuroso d' America la lunghissima ed estenuante odissea
economica che porterà più volte la sua casa di produzione
al fallimento.
Nel 1972, esce "Il
Padrino" ("The Godfather", 1972), premio
Oscar come miglior film, migliore sceneggiatura non originale e migliore
attore protagonista (Marlon Brando).
Il regista ha però davvero una geniale intuizione. Invece di
accettare la regia come avrebbe fatto un regolare cineasta, contratta
la produzione del film direttamente con la Paramount: sarà
lui a scegliere il cast, la sceneggiatura, le locations e il budget
del film, rovesciando in tal modo la sua posizione minoritaria e spiazzando
i dirigenti della Maiors. In tal modo Coppola non è più
un regista che va a chiedere lavoro all'industria del film, ma l'artefice
dell'intero progetto, cui lo studio deve rispondere sì o no.
Tratto da un romanzo di Mario Puzo, tra i maggiori best-seller di
tutti i tempi, "Il Padrino" è una pellicola stupenda,
epica, grandiosa e romantica; il film ha incassato allora duecento
milioni di dollari e ha spedito F.F.Coppola nell'olimpo dei migliori
cineasti mondiali. |
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| Il
successo... |
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Caso pressochè unico nel mondo
della celluloide la pellicola seguente, "La
Conversazione" ("The Conversation",1974)>/span>,
non solo conferma il genio di Coppola, ma lo rivela compiutamente.
È l'unico film di Coppola prodotto dalla Directors Company,
è stato premiato con la Palma d'Oro al festival di Cannes,
quasi a suggellare un entusiasmante inizio di carriera (!) già
glorificata dai precedenti Oscar per "Il Padrino".
Con un irrefrenabile Gene Hackman, "La Conversazione"
è un film stupendo che, nonostante le varie polemiche,
riesce a rimanere nel cuore dei cinèphiles. |
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È
del 1974 "Il
Padrino parte II" ("The Godfather Part II", 1974),
ben sei premi Oscar: miglior film, miglior regia, migliore attore
non protagonista a Robert De Niro, migliore sceneggiatura non originale,
migliore scenografia, migliore colonna sonora; considerato il capolavoro
indiscusso di Coppola, è uno dei primi sequel ad avere avuto
più successo, sia di critica, che di pubblico, del capitolo
originale, nonostante quest'ultimo resti una pietra miliare della
cinematografia. La solennità di tutta la saga del Padrino è
pomposa e stucchevole. Ma proprio lì sta la novità,
lo scandalo vero, rispetto a tutto il genere gangster: perché
questa caricatura della divinità non ha niente di mostruoso.
L'ampiezza del film serve a narrare ciò che è irresistibile,
ciò che è santo e sacro perché viene da lontano;
l'avvolgente ritualità fonda un universo rigido e chiuso, ipnotico,
a cui non si possono fare domande. E dunque anche il Padrino è
un Dio autistico, ed è per quello che la sua storia è
claustrofobica e la sua vita si chiude su se stessa. Questo film stabilisce
l'incontro decisivo di Coppola con l'ampiezza del racconto, col gigantismo,
questa volta non subìto ma dominato, col grande mito, con Marlon
Brando. D'ora in poi F.F. Coppola è a tutti gli effetti un
regista americano!
Sono questi gli anni del migliore Coppola
che passa da un capolavoro all'altro in maniera del tutto disarmante.
Nonostante il progetto dell'American Zoetrope sia segnato fin dall'inizio
da rotture e crisi, Coppola realizza "Apocalypse
Now"(1979), (tratto dal romanzo "Cuori di tenebra"
di J.Conrad, un modello narrativo di cui lui ama l'idea "del
viaggio nell'abisso") è brillante e stravagante; eccesso
cinematografico in tutto, anche nell'attore protagonista Marlon Brando,
premiato contemporaneamente a Cannes con la Palma d'Oro ed a Hollywood
con due Oscar: migliore fotografia a Vittorio Storaro e miglior suono. |
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Quando Apocalypse
Now approda al festival di Cannes nel 1979, Coppola sta ancora
finendo il montaggio.È subito bagarre. Molti giornalisti
per l'anteprima non riescono ad entrare in sala, tanto che la
proiezione deve essere ripetuta."Apocalypse Now" preoccupa
parecchio la casa di distribuzione, la United Artists, che non
riesce a spiegarsi come un film possa aver provocato tanta attesa
e tanta polemica già un anno prima della sua uscita pubblica. |
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In più il film è lungo, dura 153 minuti nella prima
versione e il fatto che vada ben oltre la rituale ora e mezza di un
lungometraggio è senz'altro un fattore di imprevedibilità
nel mercato delle pellicole distribuite dalla Majors. Presenta inoltre
due finali diversi, ed è reduce da tre anni di riprese in Cambogia,
più avventurosi dello stesso film. Insomma, "Apocalypse
Now", fa scandalo perché segna un punto di rottura definitivo
tra il cinema di produzione Hollywoodiana e quello realizzato dal
regista. Inoltre il film rappresenta un'epoca, è il segno di
un drastico passaggio di consegne tra il XX e il XXI secolo, è
l'orma che indica che la civiltà dell'immagine e la società
non sono più le stesse degli inizi del 900. Coppola si gioca
tutto qui come si sa!
Lo stesso Coppola ha commissionato alla moglie Eleanor un documentario
(un making-of del film) che è uscito (cosa davvero incredibile)
dopo tredici anni nelle sale cinematografiche con il titolo "Viaggio
all' inferno" ("Heart of Darkness. A Filmmaker's Apocalypse",
1991), che si apre proprio con le dichiarazioni di Coppola
alla conferenza stampa. Con questo ha voluto dimostrare che la finzione
cinematografica, in alcuni casi, non è altro che la realtà. |
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| Anni
'80-'90... |
Nel
1980, "Un
sogno lungo un giorno"("One from the Heart", 1982),
lungometraggio realizzato quando già il regista è impegnato
da dieci anni nell'impresa Zoetrope, è un fiasco commerciale
colossale; più per essere arrivato dopo quattro film "troppo
importanti" che per demerito proprio e nonostante le due Nominations
ad Hollywood ha fatto quasi fallire Coppola; il film è una
commedia musicale girata a Las Vegas, dalle incredibili scenografie
fatte ricostruire interamente in studio. Coppola infatti, sperimenta
per la prima volta le tecnologie elettroniche per tutto il corso della
lavorazione del film. Già la sceneggiatura è messa in
memoria al computer, per realizzare poi uno story board con circa
500 disegni che scompongono il film inquadratura per inquadratura,
ma come già detto il grande circo delle meraviglie non meraviglia
nessuno.
Dopo il grande fallimento commerciale di
"Un sogno lungo un giorno" che lo costringe a vendere la
Zoetrope Studios, Coppola continua a lavorare e concepisce l'idea
di girare sugli stessi set due film gemelli, "I ragazzi della
56ª strada" e "Rusty il selvaggio", tratti da
due romanzi di Susan Hinton sulle bande giovanili. Per "I
ragazzi della 56ª strada" ("The Outsiders", 1983),
Coppola lancia un gruppo di baby attori (C. Thomas Howell, Matt Dillon,
Ralph Macchio, Patrick Swayze, Rob Lowe, Diane Lane, Tom Cruise e
il meno giovane Tom Waits) che grazie a lui ma soprattutto grazie
ad una stupefacente fotografia, sono poi diventati interpreti apprezzati.
La fine crudele dei buoni sentimenti è violenta e si sente
la necessità programmatica di dimostrare che i buoni saranno
puniti perché sono stupidi, perché non sanno che il
mondo è intrinsecamente cattivo e che per questa cattiveria
non c'è redenzione.Questo film viene distribuito a pioggia
in tutti gli Stati Uniti e ottiene un discreto successo di pubblico
e critica.
Dello stesso anno è il più affascinante
"Rusty
il Selvaggio" ("Rumbe Fish", 1983), un bel film
d'autore, un capolavoro poco compreso, girato interamente in un efficace
bianco e nero. Questo film riporta Coppola nel cuore dei critici,
soprattutto europei. Oltre all'aspetto "visionario" del
film, conta anche il fascino del "piccolo", che non fa scattare
la reazione di istintiva diffidenza verso le superproduzioni hollywoodiane.
Il più celebrato dei film "piccoli" di Coppola, il
più visionario, il più sperimentale, ha di certo molti
meriti.
La forza del film sta proprio nella capacità di far diventare
dolcezza e morbidezza profondamente angoscianti: la nostalgia è
un sentimento vertiginoso in cui ci si perde. Inoltre il poetico è
qui visibilmente ironico e quindi non solleva le ire dei critici.
È dunque il film "d'arte", quello per gli intenditori!
Coppola, in realtà, questa volta fa i conti con l'estetica
da videoclip, aiutato dalla musica ossessiva di Stewart Copeland.
E così il rischio è che Rusty alla lunga anziché
l'opera sua più nuova e proiettata verso il futuro sembri la
più datata.
Al contrario del suo film gemello, "Rusty il selvaggio"
in America viene distribuito solo nelle città capozona; e in
Europa non avrà successo, così Coppola si trova ben
presto a dover affrontare ancora una volta i noti problemi di marca
Zoetrope.
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Nonostante la perdita dei favori della critica,
"Cotton Club"(1984)
è un bellissimo lavoro sul grande ed unico Jazz,quello americano di
colore. L'idea originale era di Robert Evans: raccontare l'inestricabile
intreccio di musica e gangsterismo, di esclusione razziale e di idoli
neri. A cavallo tra gli anni 20 e 30, gli "anni ruggenti" di Al Capone
e del jazz, visti attraverso la storia di un mitico locale, il Cotton
Club, secondo le suggestioni di un famoso libro fotografico. Il film
si conclude con un doppio finale nato dalla difficoltà di portare
a destino unico tutte le storie che intrecciano il suo unico film
realmente corale. Evans ha coltivato il progetto per anni senza concluderlo,
l'intervento di Coppola sembra complicare le cose. Il film esce dopo
aver superato ostacoli di ogni tipo. |
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Un Coppola decisamente in tono minore è quello di "Peggy
Sue si è sposata" (Peggy Sue Got Married", 1986), che esce poco
dopo il primo "Ritorno al futuro" di Zemeckis. La sceneggiatura era
stata scritta prima, ma nessuno ci crede. Tutti pensano che Coppola
& C. abbiano voluto sfruttare un filone, il ritorno del "time-travel-movie".
Anche l'ambientazione anni 60 sembra ubbidire a una moda e gli viene
rimproverata. Al contrario Peggy Sue è una delle più divertenti demistificazioni
del falso Paradiso degli anni 60. Il film va molto bene con il pubblico,
molto meno con la critica. |
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A questo film seguiranno
due grandi ed originali pellicole: "Giardini di Pietra" e "Tucker,
un uomo e il suo sogno". "Giardini
di pietra" ("Gardens of Stone", 1987), piccolo e struggente
capolavoro, realizzato dal cineasta con pochissimi mezzi. Questo
film non va molto bene al botteghino e neanche fra i critici, c'è
chi lo trova convenzionale e reazionario. All'inizio delle riprese
è morto il figlio di Coppola, Giancarlo. Qualcuno attribuisce a
questo evento, se non la scelta del soggetto del film, almeno l'atmosfera.
C'è nei confronti della morte, un fermarsi sospeso davanti alla
stupidità della vita e alla sua ricchezza, che fa parte dell'ispirazione
più profonda di Coppola. Per Coppola è giunto il momento di tornare
indietro ad interrogarsi sullo stato delle immagini e di incominciare
a realizzare non solo per se stesso, ma anche per il mercato. Benché
ormai siano mutati la sua carriera e i suoi sogni, Coppola continua
ad avvertire l'esigenza di forzare le coordinate del cinema e "Tucker,
un uomo e il suo sogno" ne è la testimonianza. "Tucker,
un uomo e il suo sogno" ("Tucker, The Man and Hi Dreams", 1988),
un bel film commerciale carico delle solite immagini straordinarie
(fotografia di Vittorio Storaro). Influenzato forse dal favolistico
alla Lucas, Coppola fa il suo omaggio a Capra, raccontando la storia
vera di Preston Trucker, inventore di automobili geniale e sfortunato.
Trucker ha un'indubbia felicità di tono, che non ne salva la modestia
dell' impianto.
Nel 1990 chiude la saga della famiglia Corleone con "Il
Padrino Parte III" ("The Godfather Part III", 1990),
sei nomination ad Hollywood ma nessun Oscar. Successo commerciale
stupefacente è un film perfetto che, per la critica, ha il
torto di aver risolto tutti i problemi economici di Coppola.
Con l'esperienza del "Il Padrino", Coppola entra definitivamente
nel numero dei registi riconosciuti e apprezzati dal grande pubblico.
Il film fa notizia perché Coppola riesce a far interessare
televisioni e giornali al suo film, e perché Hollywood cerca
di puntare su pochi film di grande successo per rifarsi delle perdite
della produzione media annuale.
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Coppola
decide di operare nel suo stesso terreno e di metter mano alla realizzazione
di "Dracula
di Bram Stoker"("Bram Stoker's Dracula", 1992),
il centossessantunesimo film dedicato ai vampiri; è forse il
più bel film mai realizzato su Dracula, premiato purtroppo
solo con due Oscar tecnici (costumi e trucco); affascinante e tecnologico,
è un tributo a Coppola cineasta, a tutto il cinema e ai film
horror. Il ritorno all'esplosione degli effetti speciali e alla fantasia
visiva scatenata, all'interno del cinema di genere.
La
storia è la solita; Coppola ci aggiunge un prologo medioevale
e fa piangere d'amore Dracula nei secoli, mentre nella Londra fine
800 si vede nascere il cinema. Coppola non ci vuole spaventare con
questo film, ma sedurre e torna alle sue origini; all'horror e alla
pornografia.
Gli effetti speciali hanno una doppia funzione: mostrano l'ubiquità
del desiderio e svelano che tutta la realtà è intessuta
di fantastico.
Oltre al bagaglio di esperienze maturate in "Dracula", c'è
soprattutto la consapevolezza di non volere più procedere lungo
la via delle produzioni finanziate col capitale delle Majors. Il film
da questo punto di vista è anomalo: finanziato al settanta
per cento con capitale proveniente dai precedenti introiti e solo
per un trenta per cento dalla Columbia. |
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Il penultimo film di Coppola
"Jack"(1996),
non è uno dei suoi migliori; è una delicata storia
di emozioni realizzata con poco, come solo un grande cineasta può
permettersi.
È un peccato che il film non funzioni e non sia riuscito
fino in fondo a far diventare rilevante la figura di Robin Williams.
Si tratta comunque del piccolo gesto di un grande regista che pensa
a ciò che fa mentre lo fa e che mette in cantiere il proprio
film sull'anzianità e il tempo che passa. Coppola in questo
film cerca di intrecciare un discorso sulla femminilità magari
anche attraverso gli effetti speciali. "Jack", ha la giusta
ambizione di essere un capitolo ulteriore del lavoro e della riflessione
sul set che Coppola produce dentro o a margine dei suoi film più
importanti, ma è sporcato da un' espressività esagerata.
Per ultimo
"L'uomo della pioggia"("The Rainmaker", 1997)
tratto da un romanzo di John Grisham, un pregevole lavoro con
Matt Damon e Danny DeVito.
Nonostante questo sia uno dei film più recenti di Coppola,
conserva il fascino discreto di visioni che hanno dato ad un pubblico
la possibilità di formarsi.
Il cinema di Coppola, a dispetto di quello che si potrebbe intendere,
non è surreale e affascinato dall' invisibile, ma è
cinema che fa del reale un baluardo sensibile oltre qualsiasi intervento
censorio o dittoriale delle forme vigenti del linguaggio visuale.
Forse, per guardare e giudicare i film di Coppola, allo stesso modo
che i film più interessanti di questi giorni, non si può
presupporre l' uso di un solo occhio critico.
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