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Consultori Familiari: il Servizio Sanitario pubblico vicino alle donne, non alle malattie . . .

 

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Caratteristiche organizzative

 

 

 

Nell’esaminare la situazione dei consultori, per quanto riguarda le caratteristiche organizzative, bisogna tener conto di alcuni passaggi chiave nell’evoluzione storica di questi servizi territoriali.

Fino al 1988 esisteva un coordinamento cittadino dei consultori: l’organizzazione, le modalità di funzionamento di tutti i punti di erogazione del servizio presenti sul territorio erano le stesse. Da questa data in avanti i consultori hanno seguito i destini delle successive fasi di organizzazione del sistema sanitario. Il riordino del Servizio Sanitario Regionale a valenza circoscrizionale, a partire dal 1988, e successivamente mediante l’individuazione di quattro Aziende Sanitarie Locali (1995) con autonomia organizzativa, amministrativa, contabile, patrimoniale, gestionale e tecnica ha implicato il ripensamento dei servizi territoriali, primi tra tutti i consultori familiari. Questi ultimi hanno quindi differenziato procedure, modalità di accesso, ecc. sulla base dell’attenzione che le varie ASL hanno posto al servizio.

L’attuale partizione del territorio cittadino in quattro aree di competenza delle Aziende Sanitarie ha ulteriormente contribuito alla differenziazione organizzativa dei consultori.

Attualmente sul territorio cittadino sono presenti 18 Consultori Familiari, dislocati in 16 sedi (in via Pacchiotti e via del Ridotto sono compresenti 2 consultori).

La maggior diffusione di servizi consultoriali a livello cittadino si registra a metà degli anni ottanta. Nel 1985, infatti, erano attivi 23 consultori che garantivano un’ampia copertura territoriale. Dagli anni successivi fino ad oggi, sei di queste sedi sono state definitivamente dismesse e 9 sono state traslocate in altre strutture nelle zone vicine.

In taluni casi gli accorpamenti di più servizi in uno solo o gli spostamenti da una sede ad un’altra sono stati determinati dalla necessità di messa a norma dei locali. Talvolta la proprietà degli stabili, nella più parte dei casi il Comune, dopo la ristrutturazione ha destinato le sedi ad altri usi.

 

Localizzazione dei consultori nel 1985

Fonte: Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte - elaborazione dati CIRSDe 

 

L’esperienza delle operatrici del consultorio, così come emerge dalle interviste, segnala come i  cambiamenti  influenzino fortemente, oggi come nel passato, l’accesso e la continuità di frequenza ai consultori da parte delle utenti.

Altro effetto della riduzione e redistribuzione logistica delle sedi, e in buona misura anche dell’assenza di un coordinamento unico dell’attività, è l’allontanamento e la maggiore difficoltà di dialogo e coordinamento dei vari servizi cittadini che sono, invece, chiamati in molti casi a lavorare insieme - come avviene ad esempio con i servizi sociali quando siano coinvolti dei minori - o ad esserne il ‘naturale rimando’ – ad esempio per gli stranieri che pongono sempre una complessità e varietà di domande di servizi.

 

Orari e aperture settimanali al pubblico

 

Il panorama dell’offerta di orari è molto disomogeneo e questo richiede alcune precisazioni, parte delle quali fanno riferimento proprio alla presenza di ‘modelli organizzativi diversi’ per le varie aziende sanitarie cittadine.

Il monte ore di apertura al pubblico dalle 5 sedi territoriali dell’ASL 1 raggiunge le 40 ore settimanali (contro una media di 30 degli altri consultori); ma si riferisce alla complessità del servizio in cui si intreccia l’attività di consultorio vera e propria e quella ambulatoriale (le stesse prestazioni offerte dal consultorio vengono erogate anche dall’ambulatorio, con le stesse modalità di prenotazione e con lo stesso personale).

Per quanto riguarda ASL 2 e 3, nell’orario propriamente di accesso al consultorio, non si tiene conto dell’attività ospedaliera che integra quella di consultorio e che, sebbene abbia lo stesso carattere di gratuità (ad esempio i controlli in gravidanza vengono fatti anche in ospedale), non emergere dall’analisi del servizio di consultorio. E’ bene tenerlo presente nell’effettuare confronti.

Infine l’ASL 4. L’orario di apertura al pubblico è più ristretto rispetto alle altre aziende sanitarie; ma un’ampia parte delle visite su prenotazione viene fatta durante i giorni e gli orari di chiusura. In queste giornate è presente solo l’ostetrica che può dedicarsi alle visite, senza essere costretta a seguire il front office, l’accoglienza, le telefonate, ecc. 

Inoltre in alcuni consultori (lungo Dora Savona e via Cavezzale) sono disponibili più sale visita; ciò fa sì che si possano duplicare le prenotazioni. Emerge qui un ulteriore elemento distintivo dei consultori di questa ASL: avvalersi di personale ostetrico. Gran parte dei controlli in gravidanza vengono effettuati dalle ostetriche, che visitano in parallelo col medico o in giorni dedicati e non aperti al pubblico.

 

Considerando complessivamente tutti i consultori è opportuno sottolineare alcuni aspetti organizzativi rilevanti ai fini della valutazione del funzionamento del servizio.

 

 ?         Orario al pubblico e orario di lavoro: l’orario di lavoro del personale del consultorio è più esteso di quello di apertura del servizio. Le attività di carattere amministrativo e di riordino richiedono spazi di tempo che non potrebbero essere ritagliati se si dovesse contemporaneamente gestire l’accoglienza e il front office. In alcuni casi (ASL 4), anche una parte delle relazioni con l’utenza (visite) si svolge al di fuori dell’orario di apertura al pubblico.

?          Flessibilità: gli orari d’accesso, oltre ad essere ampi, sembrano rispondere alle difficoltà di una donna che lavora. In alcuni consultori l’attività viene erogata anche fino alle 19, i primi appuntamenti possono essere concordati già a partire dalle 8 ed anche gli appuntamenti nell’intervallo per il pranzo possono facilitare l’organizzazione dei tempi di vita di molte donne.

?          Stabilità degli orari: garantire il funzionamento del servizio anche in situazioni di carenze d’organico, più o meno improvvise, impone un considerevole sforzo di coordinamento e un’ampia flessibilità. E così, spesso, le figure di coordinamento del personale infermieristico e ostetrico (anch’esse infermiere e ostetriche) fungono da jolly, oppure al personale medico e infermieristico/ostetrico è richiesto di prendersi carico, con allungamenti di orario, di eventuali assenze di colleghi, per garantire il  regolare funzionamento del consultorio.

Va ancora sottolineato che nei casi in cui il servizio non possa funzionare a regime, le utenti prenotate vengono avvisate telefonicamente e viene offerto loro un nuovo appuntamento.

?          Oculata gestione delle risorse: i consultori dedicano delle giornate a temi specifici. Si tratta di una vera risorsa organizzativa poiché, concentrando delle attività dello stesso tipo in alcune giornate, è possibile limitare il dispendio di risorse professionali, logistiche, ecc. offrendo un servizio più mirato.

E’ questo il caso delle giornate dedicate alle straniere, con attenzione alle differenti etnie e con la presenza dei mediatrici culturali, gli appuntamenti con i giovani, le coppie o le donne in menopausa.

Nella tabella di seguito riportiamo un esempio (fotografia fatta nel 2004) del calendario di queste azioni mirate (si tratta, infatti, di servizi che subiscono adattamenti e modifiche nel tempo per aderire meglio alle richieste del momento).

 

 

 

Lu

Ma

Me

Gi

Ve

 

San Secondo

Mediatrici (arabo)

 

 

Mediatrici (rumeno)

 

Petitti

 

Mediatrici (arabo)

 

 

 

Corsica

 

 

 

 

 

Ventimiglia

Mediatrici (arabo)

 

 

 

 

Candiolo

 

 

 

 

 

 

Avigliana

 

Spazio Giovani

 

Solo gravidanze

 

 

Monte Ortigara

 

 

Spazio Giovani

Mediatrici

 

Solo gravidanze

 

Bellono

Solo gravidanze

 

Spazio Giovani

 

 

 

Montale

 

 

Spazio Giovani

 

 

 

Ridotto

 

Mediatrici (arabo)

Mediatrici (arabo)

 

Mediatrici (arabo)

 

Pacchiotti

Mediatrici (arabo)

 

Mediatrici (arabo)

Mediatrici (albanese)

Mediatrici (arabo)

 

Maddalene

Pre parto

Mediatori (rom)

 

 

Spazio Adolescenti

Post parto

 

 

Lungo Dora

Mediatrici

Pre parto

Mediatrici

Ecografie

Mediatrici

Post parto

Mediatrici

 

Cavezzale

Finestra d’argento°

Spazio Adolescenti

Mediatrici

Spazio Adolescenti

 

Mediatrici

 

Montanaro

Mediatrici

Finestra d’argento°

Pre parto

Mediatrici (cinese – rumeno)

Pre parto

 

Mediatrici

Mediatrici

 

Degli Abeti

Mediatrici

 

Allattamento

Post parto

Pre parto

 

c/o Altra sede

 

 

Spazio Coppia

 

 

°Finestra d’argento = Iniziativa dedicata alle donne che si avvicinano alla menopausa.

 

 

 

 Le strutture

 

I requisiti strutturali e di sicurezza degli ambienti pubblici sono definiti per legge, ragione per la quale molte delle sedi di consultorio sono state dismesse in modo transitorio o permanente, perché non adeguate. A livello regionale[1] vengono anche date precise indicazioni su quali debbano essere i requisiti tecnologici ed organizzativi minimi per l’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private , con riferimento alle differenti funzioni dei servizi.

I locali in cui operano i consultori sono di proprietà dell’ASL o del Comune di Torino, e questi ultimi vengono concessi in comodato d’uso o dati in locazione (tabella di seguito).

Soggetto proprietario delle sedi dei servizi consultoriali

Consultorio

ASL 1

San Secondo

Petitti

Corsica

Ventimiglia

Candiolo

Proprietà

ASL

ASL

ASL

Comune

Comune

Consultorio

ASL 2

Avigliana

Monte Ortigara

Bellono

 

 

Proprietà

Comune

Comune

Comune

 

 

Consultorio

ASL 3

Montale

Ridotto

Pacchiotti

 

 

Proprietà

Comune

ASL

ASL

 

 

Consultorio

ASL 4

Maddalene

Lungo Dora

Cavezzale

Montanaro

Degli Abeti

Proprietà

Comune

ASL

ASL

ASL

ASL

 

Le proprietà comunali sono quasi tutte ex strutture scolastiche riadattate allo scopo; laddove la proprietà è dell’ASL,  i consultori trovano collocazione prevalentemente all’interno di poliambulatori.

Le richieste di intervento per disfunzionalità tecniche passano sempre attraverso gli uffici tecnici delle ASL, mentre quelle strutturali sono di competenza della proprietà (quindi talvolta del Comune). Questo eventuale doppio canale da attivare, secondo alcune operatrici, crea un generale senso di confusione sulla gestione dell’immobile.

Uno spazio ideale

Dalle interviste realizzate nel corso di questa ricerca ai responsabili dei servizi territoriali e soprattutto dalle rappresentazioni fornite dalle operatrici (che costituiscono la vera memoria storica della vita dei consultori) emergono, infatti, riflessioni critiche e attente sulle caratteristiche strutturali delle sedi. Tali critiche insistono marginalmente sull’estetica dei locali. Sono più frequentemente riferite alla funzionalità e alla corrispondenza alla filosofia che ha ispirato la nascita dei consultori familiari.

 

?       Il consultorio deve essere in un posto centrale rispetto alla zona di competenza: da questa affermazione emerge la più importante critica ai vari traslochi da una sede all’altra. Gli spostamenti penalizzano la capacità di penetrazione del servizio, soprattutto in zone altamente popolate in cui la visibilità del servizio rappresenta un efficace strumento di coinvolgimento. Un esempio: con la chiusura della struttura di via Coppino, l’utenza di questo consultorio è stata in un primo momento dirottata verso dei locali in via delle Magnolie, meta decisamente troppo decentrata.

?       Il consultorio deve essere in un posto riservato: alla centralità del servizio deve corrispondere un’attenzione alla tutela della privacy delle/degli utenti. In questo senso sembrano rispondere abbastanza bene le sedi extra aziendali (ex scuole o altro). Problematico è invece l’inserimento del consultorio in strutture poliambulatoriali. In questi casi, anzitutto, si incorre nel rischio di dare un’impronta prevalentemente sanitaria all’esperienza consultoriale, tradendo così i principi ispiratori del servizio. Inoltre, in un posto di passaggio come il poliambulatorio, si perde contemporaneamente in riservatezza delle clienti e in visibilità del servizio, che si confonde con altri servizi sanitari differenziati.

?       Il consultorio deve riuscire a focalizzarsi sulle sue specifiche problematiche: questo elemento è un ulteriore punto di debolezza delle strutture poliambulatoriali. La questione riguarda in specifico le straniere. Nei poliambulatori è più difficile contenere la domanda: la complessità e la pluralità di offerta di servizi del poliambulatorio sollecitano l’utenza straniera a recarsi in consultorio con l’attesa che lì vengano date risposte a tutte le problematiche sanitarie (e non solo). L’effetto pratico è un rallentamento dell’attività di consultorio, perché le operatrici devono dedicare più tempo all’orientamento, al front office, ecc.

?       Il consultorio deve essere facilmente accessibile: quasi tutte le strutture sono dotate di ascensori o meccanismi per la risalita delle rampe che abbattono le barriere architettoniche. Meglio ancora sono le sedi poste al piano terra. Facilità di accesso significa anche individuare il servizio tramite una buona segnaletica o potendo disporre di un ufficio informazioni.

?       Il consultorio deve essere ‘accattivante’: se all’interno della stessa struttura è possibile dare un servizio completo, a ‘tutto tondo’,  ecco che si riesce a creare fiducia e continuità. Ancora un esempio: nel consultorio di via Maddalene, al piano terra, in una struttura contigua ad un asilo nido, visibile, ma riservata, coesistono consultorio familiare e consultorio pediatrico. Le utenti sono le stesse, passano con continuità da uno all’altro, in un ambiente familiare. Le donne seguite in gravidanza dal consultorio familiare più facilmente si avvalgono del consultorio pediatrico, perché hanno già avuto modo di avvicinarlo, conoscerlo.

 

Indossando i panni del visitatore ci si accorge che le strutture in cui trovano sede i consultori familiari sono vecchie, dotate di arredi minimali e antiquati, talvolta anguste e/o con una inequivocabile impronta sanitaria. Ma, salvo casi oggettivamente problematici le operatrici sono molto attente a migliorarne il clima con piantine, bacheche, disegni, ecc., convinte che di più non si possa ottenere, che sul servizio non possano essere investite risorse finanziarie ulteriori per dare una veste rinnovata ai locali.

In ogni caso, per riprendere le parole di una responsabile: “E, comunque, diciamocelo chiaramente: il clima lo fa il personale!”.

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Su Organizzazione Modelli Accoglienza Operatrici/ori

Note:

[1] D.C.R. n .616 del 2000 e precedente D.P.R. del 14 gennaio 1997

 

 

 

 

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Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne

[www.cirsde.unito.it].