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Linguistica e Pragmatica

Presentazione

di Carla Marello

 

Anzi linguistica applicata e pragmatica, perché sotto il binomio scelto per questo primo numero monografico della serie linguistica di Artifara si sono raggruppati a ben guardare articoli che mostrano come gli studi di pragmatica abbiano un'importanza cruciale per la linguistica applicata nelle sue varie forme, in particolare per la didattica delle lingue. Segnali discorsivi (trattati nell'articolo di Maria Vittoria Calvi e Giovanna Mapelli e in quello di Felisa Bermejo) e teoria della cortesia (trattata esplicitamente da Sara Bani e Almudena Nevado in riferimento agli allocutivi e ai modi verbali e inplicitamente da Fernando Martínez in riferimento all'espressione pragmatica dell'offesa) rappresentano infatti ambiti di studio privilegiati nell'applicazione didattica della pragmatica.

Esula invece dalla pragmatica l'analisi di un corpus di lapsus proposta da Nieves Mendizábal de la Cruz, che si concentra piuttosto sugli aspetti interni della struttura linguistica, dimostrando il ruolo delle conoscenze morfologiche interiorizzate nella produzione di errori spontanei da parte di parlanti nativi. Pur estraneo alla pragmatica il lavoro di Nieves Mendizábal de la Cruz si collega però agli altri per le potenzialità di applicazione didattica del tema trattato. La rigorosa griglia di classificazione dei lapsus proposta dall'autrice potrebbe infatti servire come spunto di riflessione per la classificazione didattica degli errori di apprendenti non nativi, mettendo in evidenza convergenze e divergenze rispetto agli errori spontanei dei nativi.

Di errori da scongiurare parlano anche, indirettamente, sia il contributo di Sara Bani e Almudena Nevado, sia quello di Maria Vittoria Calvi e Giovanna Mapelli. Mostrano infatti i progressi fatti nei manuali di spagnolo lingua straniera e nei dizionari italiano e spagnolo per rendere evidenti i valori pragmatici dell'uso degli allocutivi /usted, dei modi verbali, di bueno, pues, en fin come segnali discorsivi. Indicano anche la lunga strada ancora da percorrere per aiutare veramente lo studente o il traduttore a non commettere errori.

Bani e Nevado propongono anche tipologie di esercizi per allenare gli studenti: se si confronta la complessità delle istruzioni per ciascun esercizio con le istruzioni telegrafiche, che accompagnano di solito esercizi su questioni morfologiche e sintattiche ben si comprende l'importanza di curare gli aspetti pragmatici nell'insegnamento non disgiunta dalla difficoltà di farlo.

Dall'analisi che Calvi e Mapelli fanno del trattamento riservato a bueno, pues, en fin in recenti dizionari bilingui spagnoli si ricavano suggerimenti che i dizionari monolingui delle due lingue ben farebbero ad accogliere. E' tipico infatti che il valore pragmatico dei segnali discorsivi sia meglio colto da chi deve cercare di renderli in una lingua tanto vicina.

Gli scritti di Felisa Bermejo e di Fernando Martinez de Carnero Calzada spostano la pragmatica nell'ambito dell'interpretazione di testi letterari non solo a fini di didattica della letteratura, ma anche di didattica della lingua attraverso la letteratura. Quando la y nell'opera El Jarama di R. Sánchez Ferlosio appare 64 volte all'inizio di enunciati, se non ci si vuol limitare a osservare che si tratta di un fatto stilistico che conferma la programmatica imitazione dell'orale in tale testo, è necessario ricorrere all'armamentario pragmatico dell'analisi del discorso orale e adattarlo allo scritto. Si potrà allora osservare, come fa attraverso la sua analisi Felisa Bermejo, che il connettivo y mantiene il significato convenzionale di 'addizione', ma svolge le funzioni pragmatiche di connettivo argomentativo, metadiscorsivo e modale. Introduce infatti argomentazioni orientate nella stessa direzione, sul piano metadiscorsivo è un segnale di continuità e progressione tematica, negli scambi dialogici connette interventi che esprimono accordo o disaccordo e attenua interventi iniziali o di risposta.

Fernando Martinez de Carnero Calzada analizza invece il modo di esprimere nei romanzi l'atto dell'offendere, che cosa è da considerarsi un'offesa e quali parole la veicolino. L'offesa scritta rispetto all'insulto dell'interazione orale è più meditata, ma non meno violenta, poiché è stata elaborata con calma e può quindi essere personalizzata, colpire la persona che si vuole offendere nei suoi punti deboli. Nel tempo cambia ciò che è considerato offensivo: tolti gli insulti che colpiscono gli affetti più cari o i difetti fisici, si vede che l'offesa è legata a norme sociali. Se non si conoscono questi presupposti difficilmente si misura la gravità di un'offesa.

 

 





— per citare questo articolo:

Artifara, n. 4, (gennaio - giugno 2004), sezione Monographica, http://www.artifara.com/rivista4/testi/presentazione.asp


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ISSN: 1594-378X



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