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El libro de otro (selección)

Julio Martínez Mesanza

 

(La traduzione italiana è di Aldo Ruffinatto)

 


Lirio en el agua, inaccesible lirio,
y agua que escapa, luz inaccesible.
Me llevaré a la oscuridad tus ojos,
la hermosura terrible de este mundo,
la culpable hermosura de esta tarde,
la luz inaccesible de tus ojos.
Porque la tarde es última y oscura,
una hermosura sin después, un pozo
en el que va a ahogarse un niño, un pozo
con un lirio en su fondo inaccesible.
Todo se apaga alrededor y queda
sólo un pozo en el centro de la tarde
y un lirio inaccesible y, en mis ojos,
la luz que mataré cuando me vaya.
Giglio nell’acqua, inaccessibile giglio
e acqua che fugge, luce inaccessibile.
Mi porterò nell’oscurità i tuoi occhi,
il fascino terribile di questo mondo,
la colpevole bellezza di questa sera,
la luce inaccessibile dei tuoi occhi.
Perché la sera volge al termine ed è buia,
una bellezza senza un dopo, un pozzo
in cui annegherà un bambino, un pozzo
con un giglio nel suo fondo inaccessibile.
Tutto si spegne intorno e rimane
soltanto un pozzo nel centro della sera
e un giglio inaccessibile e, nei miei occhi,
la luce che spengerò andandomene.
   
* * * * *
   
La renuncia a la acción trae consigo
una vida interior insoportable.
En la estepa del alma nacen sombras
que quieren sangre, sombras que se hieren
sobre puentes que salvan ríos rojos.
No sé vivir sin vuestra compañía,
insoportables sombras de la estepa.
Sólo puedo vivir en vuestro sueño,
que ensancha los confines de mi alma.
Cuando venga la noche habréis matado
en una torre del inmenso norte
a aquella que también es una sombra.
Y seguirá la vida insoportable,
las largas cabalgadas y el saqueo.
La rinuncia ad agire porta con sé
una vita interiore insopportabile.
Nella steppa dell’anima nascono ombre
che vogliono sangue, ombre che si feriscono
su ponti che attraversano fiumi rossi.
Non so vivere senza la vostra compagnia,
insopportabili ombre della steppa.
Posso vivere soltanto nel vostro sogno,
che allarga i confini della mia anima.
Quando verrà la notte avrete ucciso
in una torre dell’immenso nord
colei che è anch’essa un’ombra.
E seguirà la vita insopportabile,
le lunghe cavalcate e il saccheggio.
   
* * * * *
   
La rosa en la urna, ajena a ruido y furia,
es la rosa feliz, la rosa muerta.
La rosa nell’urna, estranea al rumore e alla furia,
è la rosa felice, la rosa morta.
   
* * * * *
   
Sólo quiero volver a las trincheras,
a las trincheras donde nunca estuve.
La mañana de nieve, el negro muro,
tus palabras de hielo en mis oídos.
Sólo quiero volver a la tristeza
del frente occidental, que es mi tristeza.
Desidero soltanto tornare in trincea,
nella trincea dove non sono mai stato.
Il mattino di neve, il muro nero,
e le parole di ghiaccio nelle mie orecchie.
Voglio soltanto tornare alla tristezza
del fronte occidentale, che è la mia tristezza.
   
* * * * *
   
Yo no soy ni yo mismo. Otro tampoco.
Tú eres completamente otra y tú misma.
Quizá no soy o soy sólo una sombra,
una sombra de un viejo sueño tuyo.
Debiste de soñarme hace dos años,
o incluso más, y en una casa extraña,
pues no distingo nada y ni me veo
por la muy avanzada inconsistencia.
Io non sono più me stesso. Un altro, neppure..
Tu sei completamente un’altra e te stessa.
Forse non sono o sono solo un’ombra,
un’ombra di un tuo vecchio sogno.
Ma devi avermi sognato un paio d’anni fa,
o forse più, e in una casa insolita,
perché non distinguo nulla e non mi vedo
per via della mia avanzata inconsistenza.
   
* * * * *
   
Estoy en la tristeza, que es un tiempo
y un espacio y un alma devorada
por otra alma fantasma que no ha sido.
Nada ni nadie duele en la tristeza,
mientras los grises días se dilatan
y sus reinos de páramos sombríos.
Esisto nella tristezza, che è un tempo
e uno spazio e un’anima divorata
da un’altra anima fantasma che non è esistita.
Niente e nessuno prova dolore nella tristezza,
mentre i giorni grigi si estendono
e i loro regni di lande oscure.
   
* * * * *
   
Yo era lo menos, un soldado enfermo
que pensaba en Egisto, en cosas raras,
como la enfermedad del rey de Francia,
los jinetes de luz en la hora oscura
y la amistad hermosa y derrotada.
Nunca supe qué hacía en esa iglesia,
que por dentro y por fuera es humillante,
que es corona de espinas absoluta
ni por qué me invitaron al banquete
tan triste de las risas de los otros.
Los días y los meses y los años
que estabas en la vida y yo en el limes
son un muro, un abismo, un laberinto.
Tu tristeza pasada es mi tristeza
y tu alegría mi mayor tristeza.
Io non ero niente, un soldato malato
che pensava ad Egisto, a cose strane
come la malattia del re di Francia,
a cavalieri di luce nelle ore buie
all’amicizia affascinante e devastata.
Non ho mai saputo cosa io facessi in questa chiesa,
che è umiliante dentro e fuori,
che è una corona di spine assoluta
né perché mi avessero invitato al banchetto
così triste delle risate altrui.
I giorni e i mesi e gli anni
che ti trovavi nella vita ed io sulla soglia
sono un muro, un abisso, un labirinto.
La tua tristezza passata è la mia tristezza
e la tua allegria la mia maggior tristezza.
   
* * * * *
   
La única rosa viva es esta rosa
que agoniza en mis manos. La ignorante,
la ausente como yo, la que no sufre.
L’unica rosa viva è questa rosa
che agonizza tra le mie mani. Quella ignorante,
quella che è assente come me, quella che non soffre.
   
* * * * *
   
Una cama en el centro de la nada
y yo muerto en el borde de esa cama
y tú muerta en el borde de otra cama
de una cama en el centro de otra nada.
Un letto nel centro del nulla
ed io morto sul bordo di questo letto
e tu morta sul bordo di un altro letto
di un letto nel centro di un altro nulla.
   
* * * * *
   
Va cegada de niebla mi alegría,
no ve las torres últimas de Lodi,
la llanura marchita, el turbio río.
Hacia sí vuelve para darse cuenta
de que no es alegría porque es niebla.
Entonces nuevamente me sumerjo
en el lugar y tiempo tan frecuentes
que son mi vida y llamaré tristeza.
De ahí nacen los juicios sobre el mundo,
los juicios sobre mí, las distorsiones,
las palabras que apagan los colores,
el blanco y negro que envenena el alma.
Avanza accecata di nebbia la mia allegria,
non vede le ultime torri di Lodi,
la pianura bagnata, il fiume torbido.
Torna su di sé per rendersi conto
che non è allegria perché è nebbia.
Allora di nuovo m’immergo
nel luogo e nel tempo così frequenti
che sono la mia vita e chiamerò tristezza.
Di lì nascono i giudizi sul mondo,
i giudizi su di me, le distorsioni,
le parole che spengono i colori,
il bianco e nero che avvelena la mia anima.
   
* * * * *
   
El orden vive lo que vive el día
y, a la tarde, retorna la tortura:
el mar de sangre y los dorados dioses,
el sueño de la torre y la doncella.
Las calles de Milán fatigo entonces:
cruzo frente a los patios misteriosos
y los grandes palacios apagados
mientras me empuja la ansiedad insomne.
Huyo de mí, que sueño lo terrible,
los sueños que penetran un segundo
la inesperada luz de la vigilia,
zarandeando el corazón inerme.
L’ordine vive quanto vive il giorno
e, verso sera, ritorna la tortura:
il mare di sangue e gli dei dorati,
il sogno della torre e la donzella.
Allora percorro senza sosta le strade di Milano:
le attraverso davanti ai cortili misteriosi
e ai grandi palazzi spenti
mentre mi sospinge l'ansia insonne.
Fuggo da me, che sogno cose terribili,
i sonni che penetrano per un attimo
l'inattesa luce della veglia
agitando il cuore inerme.
   
* * * * *
   
Oculta siempre estabas en el siempre
y para que yo sea te has mostrado.
Aquí ser significa darse cuenta
de la fuerte presencia de las cosas
y ser completamente vulnerable.
Ser es la luz de Sisley en la nieve
y es el azul de un puerto de Lorena:
la nieve sucia y el azul cansado.
Rimanevi sempre nascosta nel sempre
e per farmi esistere tu ti sei mostrata.
Qui esistere significa rendersi conto
della forte presenza delle cose
ed essere completamente vulnerabile.
Esistere è la luce di Sisley sulla neve
ed è l'azzurro di un porto di Lorena:
la neve sporca e l'azzurro sbiadito.
   
* * * * *
   
A veces siento lo que pensaría
si un día me perdiera donde mueren
los sonoros tranvías de San Siro.
Si un día, bajo el blanco sol perdido,
de improviso dejaran de importarme
las cartesianas cruces que me guían:
el claro espacio y el complejo tiempo,
la tiranía del después y el antes
y la balanza de alegría y culpa.
A volte sento ciò che penserei
se un giorno mi perdessi là dove muoiono
gli sferraglianti tranvai di San Siro.
Se un giorno, sotto il bianco sole disperso,
all'improvviso perdessero la loro importanza
le croci cartesiane che mi guidano:
il chiaro spazio e il tempo complesso,
la tirannia del dopo e del prima
e la bilancia di colpa e di allegria.
   
* * * * *
   
La nieve que sepulta las trincheras
en el centro de Europa y en el centro
de un siglo despiadado y reflexivo
es la que cae en mi alma y la deprime.
Me veo en la extensión desmesurada,
entre los que no miras, postergado,
en la exhausta y dispersa retaguardia
de una columna que no ve el combate.
Es mi exclusión de tu supervivencia,
el no hiriente que dice tu dulzura,
mientras atrae irremediablemente
mi voluntad, mi pequeñez, mi nada.
La neve che sotterra le trincee
nel centro d'Europa e nel centro
di un secolo spietato e riflessivo
è quella che cade nella mia anima e la deprime.
Mi vedo nell'estensione smisurata,
tra quelli che non guardi, posposto,
nell'esausta e dispersa retroguardia
di una colonna che non vede il combattimento.
E' la mia esclusione dalla tua sopravvivenza,
il non pungente che dice la tua dolcezza,
mentre attira irrimediabilmente
la mia volontà, la mia pochezza, il mio nulla.





— per citare questo articolo:

Artifara, n. 4, (gennaio - giugno 2004), sezione Editiones, http://www.artifara.com/rivista4/testi/poemas.asp


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ISSN: 1594-378X



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