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Atti della I° Giornata di Poesia spagnola contemporanea
(Torino 5 marzo 2003)


Presentazione

di Aldo Ruffinatto

 

In memoriam Cesare Acutis[1]

La morte di un uomo acquista
significato quando, trasformata
in segno, viene funzionalizzata
a un sistema testuale, scritto,
orale o agito che sia.
(Cesare Acutis, La contessa
traditrice. Mort e vite esemplari)

 


 

In un giorno di marzo di sedici anni fa abbandonava la sua esistenza terrena Cesare Acutis, seminando intorno a sé pianto,
Cesare Acutis
sconforto ma soprattutto una enorme sensazione di assenza; quel vuoto incolmabile che soltanto persone di eccezionale statura possono creare nel momento in cui si affidano alle braccia della morte. Ma chi era Cesare Acutis? Formulo questa domanda pensando ovviamente ai più giovani, a quanti cioè non hanno avuto la possibilità materiale di incrociare il suo cammino.

Professionalmente Cesare Acutis esercitava la docenza di Lingua e letteratura spagnola presso l’allora Facoltà di Magistero dell’Università di Torino, un docente di sicura competenza spalleggiato da un’attività scientifica di primissima qualità che spaziava dalle leggende epiche del medioevo spagnolo alle leggende romantiche di Bécquer ai narratori del novecento, dal romancero alla poesia drammatica di Lorca, da Bartolomé de las Casas a Borges, Cortázar, García Márquez.

Umanamente, Cesare Acutis era un individuo straordinario, dotato di grandissimo fascino. Racchiudeva in sé entrambe le bellezze, quella fisica e quella intellettuale: tutti ne eravamo innamorati, uomini e donne indifferentemente e una volta tanto, in questo rapporto di profondissima unione il sesso giocava un ruolo del tutto secondario. Primario era il piacere intellettuale che Cesare sapeva infondere in tutti noi parlando delle sue letture, dei suoi progetti di ricerca, delle sue eccezionali intuizioni critiche: le forme aperte e le forme chiuse nelle leggende epiche del medioevo occidentale, il frammentarismo e la prenotorietà nei romances del XV e XVI secolo, la difficoltà di scrivere il terzo atto per García Lorca, e molte altre ancora.

Per la verità, nel suo itinerario critico, non sono frequenti i contatti con la poesia spagnola contemporanea, ma fu proprio questa stessa poesia a stabilire un contatto con lui dopo la sua scomparsa rendendo quindi più che pertinente l’evocazione del suo nome nella giornata che stiamo per affrontare. E fu cosí.

Qualche mese dopo il luttuoso evento giunse a Torino, in veste di lettore di spagnolo, un giovane poeta catalano di belle speranze: Si chiamava Jordi Virallonga. Precipitato come un marziano nel mondo universitario torinese, assolutamente disorientato in tutto e per tutto come spesso accade ai poeti, estraneo ai segni della nuova realtà che lo stava circondando, Jordi venne a contatto quasi subito con l’assenza di Cesare. La via fu quella dei libri, degli appunti sui libri, delle note trascritte su foglietti volanti, insomma, tutte quelle tracce che Cesare Acutis aveva lasciato nel suo studio e che Jordi Virallonga tentava di interpretare dal momento che si trovava ad esercitare la sua attività proprio in quella stessa stanza.

Poi, in occasione del primo anniversario della morte di Cesare, Jordi, che nel frattempo era riuscito a stabilire un contatto d’amicizia anche con qualche abitante dello strano pianeta nel quale era capitato, si trovò a far parte di un gruppo che aveva deciso di andare a trovare il compagno di viaggio scomparso. In un bel pomeriggio del mese di marzo, la comitiva si mise in marcia verso il cimitero di Castagneto Po avendo avuto notizia che la salma di Cesare era stata traslata dalla sua primitiva sepoltura chivassese nel cimitero di quel paese, ove avrebbe dovuto riposare accanto alla madre. Ma il viaggio della comitiva si rivelò inutile perché della salma di Cesare in quel cimitero non v’era traccia (si seppe dopo che la traslazione non era ancora avvenuta) e vana fu la ricerca compiuta dai poveri visitatori. La situazione assunse toni fra il comico e il grottesco, quei toni che sarebbero piaciuti moltissimo proprio a colui che in quel momento stavamo cercando, quei toni che Jordi Virallonga seppe trasferire in una bellissima poesia dal titolo “Pretérito perfecto” e che inserì in un secondo momento in un corpus dal titolo “Poemas de Turín”.

Sarà proprio la lettura di questo componimento ad inaugurare la nostra giornata e a orientare il nostro breve viaggio all’interno della poesia spagnola contemporanea[2].






Note


[1] Si è voluta dedicare la prima Giornata di poesia spagnola contemporanea alla memoria di un grande ispanista torinese, Cesare Acutis, scomparso quando ancora era nel pieno fervore della sua attività didattica e scientifica. Un’esistenza segnica che, tuttavia, continua a farsi sentire con intensità in molti di noi, attratti dalla sua vivacità intellettuale e dal vigore dialettico della sua parola critica nei due mondi possibili disegnati da un’espressione comune: quello di Spagna e quello dell’America Latina di lingua spagnola.

[2] Per il testo di questa poesia e per il relativo commento rinvio al secondo numero della presente rivista: Jordi Virallonga, Diez poemas con algunos apuntes, in “Artifara 2” (gennaio-giugno 2003), Editiones ( http://www.artifara.com/rivista2/testi/virallonga.asp).



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