Pagina precedente Pagina iniziale Artifara n. 3 - Sezione Addenda Sezioni di Artifara Articolo seguente

 

La prima traduzione completa del Canzoniere di Petrarca in spagnolo:
"Los sonetos y canciones del Petrarcha, que traduzía Henrique Garcés
de lengua thoscana en castellana" (Madrid, 1591)

Aviva Garribba

(Per l'edizione del testo fare click qui)

 

Premessa

 

La prima traduzione pressoché completa del Canzoniere di Petrarca in castigliano fu pubblicata a Madrid nel 1591 con il titolo di Los sonetos y canciones del poeta Francisco Petrarcha, que traduzía Henrique Garcés de la lengua thoscana en castellana. L'autore, Enrique Garcés, era un portoghese vissuto a lungo in Perù, autore anche di altre due traduzioni dalla sua lingua madre e dal latino.

Questa versione del Canzoniere è un'opera singolare in molti sensi: più che una premessa del petrarchismo ispanico appare come una sua conseguenza, poiché si manifesta dopo molti anni di diffusione e rigoglioso sviluppo della poesia italianeggiante, avvenuto principalmente per contatto diretto con i testi in lingua originale.

Prima di essa si era avuto solo qualche tentativo sporadico[1] e poi solo un'altra traduzione 'sistematica', di pochi anni anteriore e quindi anch'essa tardiva, e ben posteriore all'inizio del periodo di enorme attività traduttiva dall'italiano allo spagnolo, cominciata già prima della metà del secolo[2]. Anch'essa è opera di un altro portoghese, Salomon Usque, un ebreo stabilitosi a Ferrara che si firmava con il nome di Salusque Lusitano, il quale la pubblicò a Venezia nel 1567, con prologo di Alonso de Ulloa[3]. La traduzione di Usque non è integrale perché è limitata alla prima parte del Canzoniere, che in questo caso corrisponde unicamente alle poesie d'amore in vita di Laura, poiché il modello della traduzione fu una delle edizioni con commento di Vellutello, il quale, come si sa, aveva disposto l'opera non più in due ma in tre parti[4]. Nel prologo Ulloa afferma che Usque aveva tradotto l'opera interamente e che avrebbe pubblicato le altre parti una volta verificate le reazioni suscitate dalla prima; tuttavia, delle altre parti non si è trovata traccia[5].

Ci fu infine una terza versione dei RVF, di poco successiva alla stampa della traduzione di Garcés e rimasta inedita benché fosse stata preparata per la tipografia. Il suo autore è Francisco Trenado de Ayllón, un personaggio della cui vita si sa poco, ma che certamente viaggiò per Italia e Francia e compose un manuale per l'apprendimento della lingua italiana[6].

Garcés, dei cui anni portoghesi e giovanili non si sa nulla, era evidentemente molto colto ma, come molti autori residenti in America dell'epoca, non era un letterato di professione né era libero di dedicarsi esclusivamente all'otium. La sua fama è infatti legata anche e soprattutto ad importanti scoperte in campo minerario. Fece parte di un gruppo di scrittori ed intellettuali che si riuniva a Lima, sotto il segno della comune passione per la letteratura e la lingua italiana, la cui influenza e presenza ci pare di ravvisare nella genesi e nelle caratteristiche di quest'opera.

La sua traduzione del Canzoniere ha richiamato l'interesse di diversi studiosi ma non è mai stata oggetto di uno studio di vaste proporzioni. La ricerca in passato si è piuttosto diretta sull'affascinante figura del suo autore.

Le capacità poetiche di Garcés non sono paragonabili a quelle di Petrarca e neppure a quelle dei grandi poeti dell'epoca, ma ciò non toglie interesse alla sua opera, che ci pare meriti di venire studiata sia per il contesto in cui nasce che per le caratteristiche della traduzione, quasi sempre fedele al modello ma spesso non letterale. Crediamo che la sua analisi possa gettare luce su importanti aspetti della ricezione del petrarchismo e sulle tecniche traduttive del XVI secolo e soprattutto sullo sviluppo e arricchimento della lingua spagnola aurea.

L'opera di Garcés è curiosamente rimasta l'unica traduzione integrale del Canzoniere in spagnolo fino ad anni molto recenti (1976)[7]. Dopo un periodo di silenzio durato per più di tre secoli, ha avuto diverse edizioni tra il 1957 e il 1996, tutte caratterizzate da un testo difficilmente leggibile per la presenza numerosi errori, ristampati da un'edizione all'altra. La loro individuazione, nelle primissime fasi della nostra ricerca ci ha dimostrato come fosse necessaria una nuova edizione moderna dell’unica traduzione antica integrale del Canzoniere.


Il presente lavoro è una sintesi della mia tesi di dottorato[8], originariamente formata da uno studio preliminare in cinque capitoli (pp. 188), seguito dall'edizione del testo (pp.181) e da due appendici (la prima sulla traduzione di un testo di Paolo Pansa, presente in fondo al volume dei Sonetos y Canciones, e la seconda sugli errori di lettura delle edizioni moderne, di pp.4 e 23 rispettivamente)

In questa sede, per esigenze di spazio, lo studio preliminare viene in parte snellito e in parte riassunto (infatti, ampie zone sono state eliminate: la parte sulla diffusione delle traduzioni di Garcés e i giudizi degli studiosi su di esse, l'intero capitolo IV, in cui si analizzavano dettagliatamente le traduzioni di singoli testi; le due appendici e, ovunque, esempi e note sono stati ridotti di numero).

Vengono sintetizzate le pagine dedicate alla figura di Garcés e alla sua opera, quelle sulle traduzioni di Petrarca nel mondo ispanico, quelle sul petrarchismo in America (peraltro già pubblicate in un lavoro recente[9]), e le pagine sugli aspetti metrici.

Resta invece quasi intatto il resto del capitolo III, dedicato agli aspetti più propriamente traduttivi e a quelli linguistici, come pure il cap.V contenente le conclusioni.

I materiali del presente lavoro sono quindi organizzati in tre capitoli, il primo dedicato a Garcés e alla sua opera, il secondo agli aspetti della traduzione (generali, metrici e linguistici) e il terzo alle conclusioni.

 

 


 

Continua

Pagina seguente

 








Note


[1] Prima della metà del '500 si conoscono solo pochissime traduzioni di singoli componimenti del Canzoniere (le imitazioni sono invece molte): l'unica precedente al XVI secolo è quella (dotata di commento) del sonetto Non Tesin, Varo, Arno, Adige et Tebro (RVF 148), contenuta nel Ms. della traduzione della Divina Commedia promossa dal Marqués de Santillana e attribuita a Enrique de Villena. Cf. Carr, Fifteenth Century. Per queste e tutte le altre indicazioni bibliografiche abbreviate rinvio alla bibliografia finale. Già nel Cinquecento abbiamo poi la traduzione in versi di arte mayor di Hernando Díaz del sonetto S'amor non è che dunque è quel ch'io sento? (RVF 132). Questo sonetto si trova in fondo ad un volume stampato da Cromberger a Siviglia nel 1516 (La vida y excelentes dichos de los mas sabios filosofos que uvo en este mundo; Norton, A descriptive catalogue n.888; Dutton, Cancionero (vol. VI, p.252 (ID3540). Cf. Fucilla (Estudios, p.XV). Selig, Dante and Petrarch. Infine, quella della sestina A qualunque animale alberga in terra (RVF 22) contenuta nel libro di musica di Pere Alberch Vila (Odarum, Barcelona, 1561), cf. Romeu Figueras Una versión. Francisco Sánchez de las Brozas ("Brocense") tradusse undici sonetti del Canzoniere, ma siamo già intorno al 1580, pubblicati in appendice alle opere di Francisco de la Torre. Cf. Francisco de la Torre, Poesía, ed. Cerrón Puga.

[2] Morreale afferma che durante il s. XVI l'italiano fu la lingua viva più tradotta in Spagna (Castiglione y Boscán, p.10). Dei 188 autori tradotti in castigliano nel XV secolo elencati da Simón Díaz, 59 scrivono in italiano (Autores extranjeros). Reyes Cano colloca il momento di massima produzione tra il 1540 e il 1550: 11 traduzioni pubblicate contro le 6 del decennio 1530-40 e le 9 degli anni 1550-60 (La Arcadia, p.41). Quest'apice raggiunto nel sec. XVI è il culmine di un processo cominciato nel XV sec, durante il quale le traduzioni dall'italiano furono già più numerose di quelle dal francese (cf. Alvar, Notas). Sulle traduzioni dall'italiano anche Blecua, Gregorio Silvestre, pp.158-161; La letteratura italiana continuò comunque ad essere letta prevalentemente in lingua originale: nel XVI secolo il 97% delle biblioteche personali comprendeva libri italiani mentre solo l'8% conteneva traduzioni. Nel XVII secolo le proporzioni aumentano ma sempre dentro questi parametri (cf. Infantes, Romançar).

[3] De los sonetos y canciones, mandriales y sextinas del gran Poeta y Orador Francisco Petrarca, traduzidos de toscano por Salomon Vsque Hebreo... en Venecia, En casa de Nicolao Beuilaqua, MDLXVII. Jorge Canals è autore di una tesi di dottorato su questa traduzione, Salomón Usque, traductor del Canzoniere de Petrarca, pubblicata in internet (www.tdcat.cbuc.es). Cf. inoltre: Manero Sorolla La primera traducción.

[4] Le altre due parti sono dedicate alle poesie in morte di Laura e alle poesie non d'amore o dedicate ad altri. Sul commento di Vellutello, cf. Belloni, Laura tra Petrarca e Bembo, pp. 58-88.

[5] "Hà traduzido toda la obra, però no publìca agora sino la Primera parte, hecha en vida de M.L. (que es mas ella sola que todas las otras juntas) por estar con Apeles detras dela tabla à oyr lo que della dize el mundo: y si viera que contenta, publicarà presto lo de mas, con el ayuda de Dios".

[6] Arte muy curiosa por la qual se enseña muy de rayz el entender y hablar la Lengua italiana, ...., Medina, Sanctiago del Canto, 1596).

[7] La prima traduzione integrale pubblicata dopo il 1591 è infatti quella di Attilio Pentimalli, del 1976, seguita, poco dopo, da quelle di Crespo e Cortines. Un breve confronto delle tre versioni si può trovare in Muñoz Raya - Nogueras Valdivieso, Tres versiones. Sulla traduzione di Cortines, con brevi cenni alle altre, cf. Ruta, Petrarca. García Morales, nel prologo alla sua edizione della traduzione di Garcés, afferma di avere approntato una propria traduzione integrale del Canzoniere in versi sciolti, rimasta inedita (p. 74). Un caso simile si nota in Francia, unico altro paese europeo in cui si tradusse integralmente il Canzoniere prima del XIX sec. Cf. Meregalli Prime traduzioni, p. 59.

[8] La prima traduzione completa dei Rerum Vulgarium Fragmenta in spagnolo: "Los sonetos y canciones del Petrarcha, que traduzía Henrique Garcés de lengua thoscana en castellana" (Madrid, 1591), dir. Prof. Furio Brugnolo, discussa presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Padova il 26 febbraio 2003 (Dottorato in Filologia romanza e italiana, XIV ciclo).

[9] Cf. Aviva Garribba, Il petrarchismo in America Latina nel Cinquecento: il caso di Enrique Garcés, in “Il confronto letterario” 40 (2003), pp.247-261.






— per citare questo articolo:

Artifara, n. 3, (luglio - dicembre 2003), sezione Addenda, http://www.artifara.com/rivista3/testi/petr01.asp


© Artifara

ISSN: 1594-378X




Inizio pagina