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Alicia Jiménez y Francisca Villén

¡Encantado!
1. Nivel inicial,

Torino, Petrini, 2003, (96 pp.)

di Guillermo Carrascón


Petrini lancia quello che dal titolo si annuncia come prima puntata di una nuova serie dedicata all’insegnamento dello spagnolo: Encantado, 1. Nivel inicial, ejercicios de autoaprendizaje. Come si può leggere nella

Alicia Jiménez y Francisca Villén,
¡Encantado!
1. Nivel inicial,

Torino, Petrini, 2003.
presentazione dell’esile volumetto (96 pagine) si tratta di un manuale destinato agli studenti italofoni con scarse o nulle conoscenze di spagnolo che, sebbene nasca come complemento al corso di spagnolo della stessa casa editrice ¡Hola! ¿Qué tal?, può essere affiancato a qualsiasi altro corso come efficace eserciziario.

Il che non esclude affatto il suo uso autonomo, in quanto ognuna delle otto unità che compongono il libro contiene, a mo’ di presentazione dei relativi esercizi, degli schemi grammaticali che riassumono in maniera molto stringata i nodi fondamentali della grammatica dello spagnolo. La ricca esperienza didattica delle autrici traspare nell’adeguata disposizione progressiva di questi elementi teorici e nella grande funzionalità della loro esposizione che prevede la sola inclusione dello strettamente necessario. Oltre ai contenuti grammaticali e agli esercizi di applicazione di essi, ogni capitolo si apre con una lettura seguita dalle solite domande per il controllo della comprensione e per lo sfruttamento delle strutture presenti nel testo. In fondo ad ogni unità, invece, si trovano delle frasi italiane per la traduzione inversa. Il libro si vende inseparabilmente abbinato ad un CD audio che contiene, per ogni sezione, la lettura del testo iniziale, gli esercizi di pronuncia-ortografia che richiedono un sopporto vocale e infine un dettato. In fondo al volume, invece, si trovano tutte le soluzioni agli esercizi, compresi i testi dei dettati, più un elenco dei più comuni “falsi amici” e un glossario.

Non si trovano, quindi, materiali per le attività in aula che non mancano di solito in manuali di taglio decisamente comunicativo, il che è una scelta valida visto che il libro è particolarmente orientato, come si sottolinea sin dal titolo, ad un’attività autonoma dello studente, sperabilmente, anche se non necessariamente, parallela alla frequenza di un corso di spagnolo. Senza dimenticare che questa assenza di attività comunicativa può essere considerata, senza dubbio, come parte di una strategia editoriale, configurata anche, ad esempio, da una veste grafica decisamente “povera” – anche se adeguata e gradevole – e probabilmente mirata ad un contenimento dei costi. E coi tempi che corrono, bisogna ammettere che si tratta di una scelta certamente lodevole.

Ci sembra, quindi, che si debba dare il benvenuto a questo nuovo manuale di applicazione di contenuti grammaticali, approccio che, nonostante i diversi mutamenti che si sono succeduti nelle impostazioni e nelle strategie didattiche, continua, probabilmente, a costituire l’asse portante della pratica docente più generalizzata. In questo senso, bisogna anche salutare il ritorno – sempre più frequente nei manuali di ogni tipo – della traduzione inversa, si intende correttamente impostata, come la troviamo nel nostro ¡Encantado!. In una prospettiva teoreticodidattica, sembra che sempre più generalmente venga riconosciuto di nuovo il valore di questo esercizio, soprattutto in tre aspetti: come meccanismo di appoggio per l’acquisto lessicale, come via di consapevolizzazione sulle dissimmetrie strutturali delle due lingue e, ultimo, ma non meno importante, come avviamento a una pratica di traduzione che può, in certi casi, per quanto possa essere discutibile, costituire la finalità ultima dell’acquisto della L2.

Ma siccome, dicono i musulmani, la perfezione non si trova tra gli uomini, segnaleremo per finire che per agevolare l’uso di un libro che si presenta come molto utile, corretto nei contenuti e ben impostato dal punto di vista didattico, sarebbe stato di grande aiuto un indice più esplicito, nel quale figurassero ad esempio, gli argomenti grammaticali presenti in ogni sezione. La stessa cosa valga per quanto riguarda il CD, che sebbene sia molto più comodo della tradizionale musicassetta per localizzare velocemente i contenuti (a chi non è capitato qualche volta di dover cercare davanti ad un’aula piena di studenti annoiati un brano che non voleva mai venir fuori?) diventerebbe perfetto con un indice. Segnaleremo infine che se già “autoapprendimento” ci era sembrato un neologismo poco fortunato in italiano, in questa lingua si faceva perdonare (solo un po’) per il fatto che il verbo “apprendere” funziona in italiano (come succede molto più decisamente al suo omologo francese apprendre), per così dire, nei due sensi, cioè sia come sinonimo di imparare sia come sinonimo di insegnare, o al meno così la pensava D’Annunzio quando scrisse: “certo nell’infanzia selvaggia / ei t’apprese il crudo cipiglio”. Invece in spagnolo bisogna ammettere che “aprender” come sinonimo di “enseñar” è notevolmente inconsueto, per cui il calco dall’italiano “autoaprendizaje” denota un improbabile “imparare se stessi” là dove una semplice “autoenseñanza” avrebbe indicato un ben più logico “insegnare a se stessi”. Piccole pecche queste per un volumetto al quale auguriamo il grande successo che merita.



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