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El libre de puritats

edizione di Gianmario Raimondi

 

Un trattato medievale catalano per fare amuleti astrologici

Il testo inedito di cui si propone qui un primo assaggio è contenuto nel codice Barberiniano Latino 3589, che all’interno del fondo vaticano fa corpo con una abbastanza cospicua serie di altri codici di provenienza iberica e di argomento magico, alchemico e astrologico. [1]

Il titolo è proposto dal catalogo Jones (p. 134) sulla base di questo passaggio a c. 51v:

per que pots comprehende<r> a quanta puritat as a venir, ants que d’aquest libre de puritats te puscas servir

Il trattato, scritto per la maggior parte in catalano (ma taluni passaggi, soprattutto nella parte finale, sono in un latino molto approssimativo rispetto alla correttezza), più che descrivere “come usare incantesimi per manipolare stelle, angeli e spiriti”, [2] nella sua parte centrale (c. 29r-64v, di cui il primo libro sembra in realtà costituire un’introduzione), è da descriversi piuttosto come una guida pratica alla confezione di amuleti astrologici basati sull’utilizzo delle caractas, ovvero dei segni grafici corrispondenti alle posizioni astrologiche dei pianeti ed alle valenze dei mesi, giorni della settimana ed ore del giorno, e delle letras, le lettere dell’alfabeto.

Descrizione del codice

Il codice, datato al XIV sec. ed occupato intieramente dal nostro testo, è composto di carta e pergamena e consta attualmente di 83 carte numerate da mano recente a partire dalla prima. Il confronto con la numerazione più antica, che comincia da c. 2r ed arriva fino a 106, e sembra doversi attribuire ad una delle mani che hanno trascritto il codice, evidenzia la perdita di fogli (nella numerazione originale c. 8, 28, 52, 69, 73, 76-82) e dell’intero fascicolo delle originali cc. 52-65.

L’analisi della grafia mostra l’esistenza di diverse mani. Ad una prima mano, più corrente e trascurata nel ductus, è attribuibile la compilazione degli indici a c. 2r-v e 28 r-v e del testo compreso fra questi estremi, nonché con tutta probabilità la maggior parte del testo a partire da c. 65r.

La seconda mano, di tracciato più minuto, regolare e curato, pare più antica; la differente impostazione dello specchio di scrittura e l’utilizzo di capitali ornate in inchiostro rosso a cominciare da c. 29r, nonché la presenza in questa parte di testo di tabelle esplicative delle corrispondenze fra posizione astrologiche e simboli magici, suggeriscono che essa debba essere tenuta distinta dalla prima e dall’ultima rispetto al momento della sua genesi scrittoria. A conferma di questo dato, l’analisi della fascicolatura mostra una differenza fra i due fascicoli della parte iniziale (ciascuno di 7+7 cc., con prima e ultima carta in pergamena) e quelli della parte centrale (6+6, sempre con carte di protezione in pergamena), che cominciano dal terzo fascicolo, in corrispondenza del quale avviene il cambio di mano. Anche il rilevamento della filigrana offre dati coincidenti: la testa di capra (?) che si distingue nel taglio della legatura dei primi due fascicoli non trova infatti riscontro nei fascicoli successivi, in cui la carta non sembra portare filigrana. [3]

Di una terza mano ancora, la cui scrittura si connota per un tracciato più sottile e per la presenza di svolazzi, è senz’altro l’indice di c. 65r, che si riferisce alla parte di testo successiva, la quale invece potrebbe essere, come accennato, nuovamente ascrivibile alla prima mano.

A dispetto dell’unità sostanziale del testo (perlomeno per quanto riguarda le sue due prime parti, e cioè fino a c. 64v), dimostrata dalla congruità dei ripetuti rimandi interni, gli indizi materiali rilevabile dal codice sembrano dunque invece suggerire una redazione composita, in cui il nucleo centrale del testo viene integrato a posteriori delle parti che nella rilegatura attuale si trovano all’inizio ed alla fine. [4]

 Il contenuto

È noto l’interesse del mondo medievale per le pratiche astrologiche, condannate spesso in maniera ufficiale dalla Chiesa ma di fatto coltivate in ambienti disparati.

Per il XIV sec. catalano, l’interesse per l’astrologia è testimoniato anche a corte. Nel 1352 Pedro III commissiona un libro di astrologia a Johanne Egidii de Castiello. Lo stesso (Iohanne Gil de Castiello) procura nel 1359 al sovrano un libro de figures y astronomia la cui traduzione è affidata a tale Maestre Alfonso. [5] Successivamente anche Pedro IV il Cerimonioso dimostra interesse per la materia, come si deduce dalla stesura sul volgere del secolo delle tavole astronomiche e astrologiche a lui dedicate. [6]

Il testo contenuto nel codice barberiniano, tuttavia, pare riferirsi a contesti culturali in parte più caratterizzati.

Strutturato come un trattato pratico di magia astrologica, il testo infatti sembra ispirarsi piuttosto ad un sottofondo di matrice alchemica, cui sembrano rimandare i richiami alle potenze angeliche, alla nozione stessa di puritat, che sembra riprendere l’idea di quintessenza lulliana, e la denominazione degli incantesimi (obras). [7]

Relazioni più profonde (allo stato attuale ancora da me inesplorate) esistono indubbiamente anche con la tradizione cabalistica ebraica. L’autore mostra di conoscere gli alfabeti ebraico ed arabo e ricorre sovente a tradizioni esoteriche di sicura derivazione cabalistica: le frequenti allusioni ai salmi biblici ed il loro utilizzo in chiave magica per evocare le potenze angeliche, identificate nel nostro testo con le sefirot (semforas -semiphoras, nel Raziel latino; shem hemaphorash nel Sefer Raziel-; cfr. c. 4r e più avanti c. 29r), le emanazioni divine o nomi di Dio che nella tradizione cabalistica sono in stretta relazione con il valore magico della scrittura, [8] devono far pensare senz’altro ad un autore di origine ebraica o perlomeno vicino agli ambienti in cui, fra XIII e XIV secolo, si sviluppò in territorio iberico la cabala. Tutto questo contesto rimanda ovviamente alla fitta rete di interscambi con il mondo arabo ed ebraico di cui la cultura della Catalogna medievale è impregnata, [9] ma ipotesi più consistenti potranno essere emesse solo a seguito dell’escussione del testo completo e dell’individuazione precisa delle fonti che sovente vengono citate. [10]

Ci limiteremo dunque per il momento a fornire una descrizione sommaria del contenuto del manoscritto.

Il testo si apre introducendo i salmi che si devono recitare durante le pratiche magiche. Vengono elencati dapprima quelli relativi ai sette pianeti:

[c. 3r] Cant deus o voldràs obrar, as mestiés que (tu sapias) sies nede de dins e de fora, so es dejù de ton mangà e de ton beure, e sias dejunat ad honor de Dieu. E dia·s, tant te valra mes, deves te profumar, tu e tots vestits, dels profums que mostrarem. E sapias que al comensament deus aparelar los psalms de las planetas que stan a los .7. cels, so es:

- De Saturno. Noli emulari; Nomine Deo subiecta; item Quid Deo repulisti; ante Dite planete meus; Deus quid silis erit tibi; Deus laudem meam en tro qui loquitur aversus animam meam; Confitemini divino quam bonus.

He a los angels de la 2a ost inigara a tota la sua ost . Perfum: pegs, atrament, asandal rog, qui son en lo primer cel samay. Semforas: meloyre.

Aquest salm (es general) far venir malautia a tos enemix, per metre descordia, aucire. El secret d’aquel ferma ta damanda en mal complecions de totas malas obras de Saturn; e sapias aysó, car es .i. gran secret general.

Iupiter es per aver gran amor [...]

poi quelli dei dodici segni (c. 3r):

Deus saber que .12. senhals son al cel: Aries, Taurus etc. Cascun jorn, a la primera hora del dia, prya lo signe que es lo sol per asìndet; e cascun dels .12. signes a .i. psalm. (Aries) Ad te levavi animam meam[11] [...] (Gemini) Te decet ymnus, Dominus, in Sion[12] [...]

e delle 28 case (manciòs) della luna (c. 3r - 4v).

[c. 4v] Ara t’avem mostrat cals son los psalms de las .7. planetas, coals de .12. signes e quals de las .28. mantions. E deus saber, cant d’aquestas obras voldràs obrar, le dia e la hora de la planete e la (Luna) en qual manción es, ajudar tres de lor psalms en aquesta manira: si ves per be, deves prendre bona manciò e senhal de bona planete e bona planete, e si per mal, fay lo contrari. E sapias que en totas obras que faràs, ajustar-l’as .3. puritats: lo semforas que apertayn a la obra e los angels de l’ost celestials que apertenen a l’obra e los psalms. E sapias per vertat que, si tu sabes fer aquestas .3. ajudamens am lor dreitura, que tu porràs obrar totas las obras que se poden fer per be a per mal; per tots los autres libres pols tot so fer que tots los autres libres e sabers poden fer. Enpero deves obrar ab ferma fe, per so cum es raÿts de tota scientia, he ab puritat d’intre e de fora, ab perfums segon que los capitols requiran. Axì acabaràs tot ton voler ab l’ajutori de Dieu e ab la sua mercé.

Quindi si passa ad illustrare i principi generali delle senforas, cioè dei nomi di Dio (c. 4v):

Mostrada-te la (pratica) teùrica del psalms del raziel rey Davit, seguirem nostre libre e parlarem del sants noms de Dieu e mostrarem lor propietat e vertut; e aquest son dits ‘sémforas’.


e i modi di evocazione degli angeli delle diverse schiere (c. 5r):


Pren ensés e màsteg en .i. vaisel, en nom del àngels que senhoresan la ost prima de Orphaniel, e nomeràs lo .12. sémforas. E dig aquest salm: Et nare fremuerunt en tro jemite, et Dominus, Dominus meus, ad te de luce vigilo et Laudate dominum et Benedic anima mea, lo segon totz. Et après nomenaràs los noms dels àngels del mes lunars hon fas ta hobra, el nom del àngel del dia en que hobraràs; aysò sia regla general, que en totas las hobras d’aquest libre e del mes, e aprop que auràs legit los salms, e en aprop la ost d’Orpeniel. E aisò diràs .4. vegadas e après diràs aquesta oraciò [...]


Le carte seguenti contengono incantesimi di evocazione degli angeli delle diverse schiere (osts) e alture del primo cielo di samayn (cc. 5r-10r) e dei cieli seguenti (cc. 10r-15r). Quindi, dopo una carta riassuntiva sulle senforas (c. 16r), il libro passa ad illustrare (cc. 16v-27v) il modo di governare gli elementi fisici (la terra e le quattro parti del mondo, i venti, il mare, i pianeti e le stelle, ecc.).

Compare quindi un nuovo indice (cc. 28r-v), dopo il quale ha inizio (c. 29r) la parte più tecnica del libro, che riporta le tabelle di corrispondenza fra posizioni planetarie, giorni della settimana e ore del giorno con le caractas, le lettere ed i simboli necessari per la confezione degli amuleti astrologici, nonché una serie di esempi di confezionamento degli amuleti. Di questa parte si fornisce oltre uno stralcio cospicuo di edizione.

A carta 65r, una nuova mano compila la tavola dei contenuti della parte seguente, che sembrano doversi riferire ad un altra opera:

Encomensa lo libre de ydeis de astro<logia>
En la primera part se tracta de las reglas generals
La 2a part, la orde de .7. planetas
la 3a alcuns virtutz de las planetas segón´la intenció de Zorqueli
la 4a las ydeas de las planetas naturals segon si
la 5a ydeas del dias .7. de la senmana segón Ermes
la 6a de las horas del dia e de la neyt
la 7a ydeas del .12. signes
la 8a ydeas de .12. casas del cel
la 9a ydeas de 28 manciós de la luna
la 10a ydeas de las .36. caras del signes segón Lain
la 11a y conté .360. gras dels signes
la 12a ydeas, las esparsas, segon lo asendens e los lox de las planetas esgardat a la (Luna), hoc en cara generals

 


 

Appendice

Edizione delle cc. 29r-38v

  

Criteri di edizione

Si sono seguiti i criteri consolidati per l’edizione dei testi catalani e  provenzali antichi, fissati dalla grammatica occitana di Alibert. [13]

Si sono divise le parole secondo l’uso moderno e si sono distinti sulla base del valore fonetico i grafemi i e j, u e v.

Rispetto all’uso dell’accento si sono usati i diacritici appropriati per:

-  le parole ossitone terminanti in vocale, vocale più -s e sulle terminazioni in -an, -en, ­-on;

-  le parole piane con terminazione diversa da quelle sopraddette;

-  le parole proparossitone.

Non sono stati distinti gli omografi che la grafia moderna del catalano differenzia (es part. pron. e és voce di ésser, ecc.).

Non sono stati distinti i casi in cui ll palatale rappresenta un suono palatale da quelli in cui è da intendere come laterale raddoppiata o semplice.

Si è utilizzato il punt volat (·) per rappresentare le elisioni non segnalate nella grafia moderna del catalano.

È stato introdotto talvolta l’uso della dieresi a segnalare le vocali in iato.

 

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Note

 

[1] Il manoscritto non fa ancora parte della catalogazione regolare della biblioteca, che per il fondo barberiniano è ancora incompleta; si veda Bybliothecae Apostolicae Vaticanae codices manu scripti recensiti. Codices Barberiniani Latini (1-150), rec. S. Prete, Città del Vaticano 1968. Il fondo annovera fra gli altri diversi testi di Ramon Lull e Arnau de Villanova, oltre ad un esemplare delle Tabulae Alfonsinae (Barb.lat. 296), per cui si veda H.G. Jones, Hispanic manuscripts and printed books in the Barberini Collection. Vol.I: Manuscripts, Città del Vaticano 1978 (Studi e Testi, 280), p. 31ss, che censisce il nostro ms. al n. 142. Il testo era stato segnalato nel secolo scorso, già col titolo di Llibre de Poridat, dalla Historia de los heterodoxos españoles di Menéndez Pelayo (Madrid, 1880-1882; si veda M. Menéndez Pelayo, Obras completas, vol. II, Santander 1948, pp. 421-422), e successivamente da N. Font y Sagué, Historia de les Ciencies naturals á Catalunya del sigle IX al sigle XVIII, Barcelona 1908, pp. 7-8. Rimandi più recenti sono contenuti nel Grundriss der romanischen Literaturen des Mittelalters, dir. par W. Mettmann: vol. IX, La litérature dans la Péninsule Ibérique aux XIVe et XVe siècles, t. II, Heidelberg, 1981 (n. 7294), che riprende l’indicazione da Jones, e in F. Martínez de Carnero (acd.), Lope de Barrientos, Trattato sulla divinazione e sui diversi tipi d’arte magica, Alessandria, 1999, p. 35, che include il testo fra gli esempi di trattatistica magica di tradizione sincretica del medioevo ispanico.

[2] Cfr.H.G. Jones, ibid..

[3] Il foglio di guardia iniziale cartaceo, che compensa nel conteggio dei fogli del primo fascicolo la perdita della c. 8, reca un’altra filigrana, e cioè un agnello con bastone.

[4] La stessa opinione era implicitamente espressa già da Menéndez Pelayo, Op. cit., p. 421, che individuava nella parte che comincia da c. 29r il “verdadero tractato” oggetto del codice.

[5] Cfr. Documents per l’historia de la cultura catalana mig-eval, publ. per A. Rubiò y Lluch, Barcelona 1908, vol. I, pp. 155 e 164.

[6] Cfr. J.M. Millas y Vallicrosa, , Las tablas astronòmicas del rey Don Pedro el Ceremonioso, ed. crit., Madrid-Barcelona 1962

[7] Notizie sulle pratiche magiche che si servono dell’alfabeto e della scrittura si ritrovano in L. Thorndyke, A history of magic and experimental science, New York 1934. La pratica dell’incisione su lamine metalliche di simboli criptici è già tradizionale nella magia romano-ellenistica ed un riferimento si trova anche in Apuleio (Met., III, 21) e l’attribuzione di un valore magico alle lettere si ritrova nello gnosticismo; amuleti di questo tipo di epoca tardo-antica sono stati fra l’altro ritrovati proprio nelle Asturie (cfr. L. Thorndyke, vol. I, pp. 370-380). Anche per il mondo arabo e orientale si hanno notizie di interessi di questo tipo. La figura più rilevante al riguardo è quello di Thebit (o Thabit) ben Corath (o ibn Qurrah), matematico, filosofo, astronomo e mago di origine mesopotamica (o turca), vissuto in ambiente musulmano ma legato alla setta di ispirazione zoroastriana dei Sabianiti, vissuto nel IX sec. (836-901). Thebit è citato come autorità fra gli altri da Ruggero Bacone, Alberto Magno, Cecco d’Ascoli e Pietro d’Abano; il suo trattato più importante, conosciuto come De iudiciis, fu tradotto due volte dall’arabo in latino nel corso del XII sec., rispettivamente da Adelardo di Bath e da Giovanni di Siviglia, ed alla sua figura è attribuito anche, in concorrenza con Ermete Trismegisto, un trattato circolante nel medioevo sulle proprietà di quindici stelle, quindici erbe e quindici pietre (cfr. L. Thorndyke, vol. I, pp. 664-666). In ambiente catalano, il trattato di Arnaldo di Villanova intitolato De sigillis duodecim signorum (di argomento magico e astrologico) parve a Menéndez Pelayo (Op. cit, p. 420) poco più che una traduzione del De ymaginibus, altra opera attribuita a Thebit. La nozione di puritat si può ricollegare anche alla setta ebraica ismailita dei Fratelli della Purezza, su cui cfr. F. Martínez de Carnero, Op. cit., p. 35.

[8] Cfr. F. Martínez de Carnero, Op. cit., p. 18.

[9] Si veda in proposito G. TAVANI, Rapporti tra cultura arabo-islamica e cultura catalana, “Quaderni iberoamericani”, 69-70 (1991), pp. 249-267. In territorio catalano, Gerona pare essere il centro più rappresentativo delle elaborazioni cabalistiche; cfr. F. Martínez de Carnero, Op. cit., p. 18.

[10] Il rimando più frequente è quello all’opera di un Thebariade, che sembra rappresentare l’originale da cui il testo catalano-latino deriva ma che, se il rimando non deve essere interpretato come un riferimento inesatto al già citato Thebit ben Corath,  non è stato ancora possibile identificare. Oltre poi ad Ermes, che sarà probabilmente da identificare con Ermete Trismegisto, il testo cita inoltre un Job arabs, con cui potrebbe riferirsi al cosiddetto ‘Testamento di Giobbe’, un apocrifo vetero-testamentario che circolò in traduzione araba presso gli ambienti giudaici (cfr. M. Grünbaum, Neue Beiträge zur semitischen Sagenkunde, Leiden 1893, pp. 262-271).

[11] Ps 24

[12] Ps 64

[13] L. Alibert, Gramatica occitana, Tolosa 1935.


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