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Bernardo Atxaga, Sei soldati,

Roma, Nottetempo, 2003
(86 pp. - trad. Fiammetta Biancatelli)

di Paola Tomasinelli

 


Questo libriccino che esce ora da Nottetempo - con una bella e quasi salingeriana copertina di Cerri – è, ancora una volta, come ci ha abituati Atxaga, un libro fuori dagli schemi

Sei soldati (Sei soldadu, in euskera) è una storia che inizia

Bernardo Atxaga,Sei soldati
Roma, Nottetempo, 2003
quando uno di essi, Fernando, racconta di come, tra i tredici e i quattordici anni, si accorge “di essere diverso dagli altri”, di avere come “una seconda testa” indipendente dalla prima… Dopodiché la narrazione prende tutt’altra strada, narrando, dai sei diversi punti di vista di Fernando, Raúl, Eliseo, Zanguitu, Galeano detto Mendoza, e Carlos, la storia di un soldato, innocente, condannato alla galera perché creduto in possesso di materiale propagandistico antimilitarista e sovversivo.

Un compatto racconto lungo che sonda in modo magistrale le differenti personalità dei personaggi e, soprattutto, le sfaccettature della stessa realtà vista e vissuta da persone diverse (è curioso sottolineare che questa storia, dopo la sua apparizione in Spagna sul “País”, è stata poi utilizzata in Italia per un congresso di psichiatria). Un libro che scava nel subconscio di ciascuno, che nel ricordo cerca di isolare quanto di normale o di mostruoso convive con noi senza perdere l’occasione di mettere il dito sulla piaga dolente – e autobiografica, come ci ha poi raccontato l’autore - di una vita militare ottusa, fatta di paure, di soprusi, di tradimenti, di doppiogiochismo, di violenza… Senza mai farci dimenticare la grande capacità creativa, onirica, e a volte fiabesca di Atxaga, la sua “necessità” di avvicinare alla realtà umana quella di una natura idealizzata, saggia e veggente. E il tutto espresso con una scrittura che non si lascia andare a inutili lirismi o a superflue ricercatezze ma che è al tempo stesso forte e ricca di contenuti, a conferma della genialità dell’autore.

 

 

 



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